Curiosità. Perché la Francia è stata la “patria” degli esuli politici?

Dalle rivolte del 1848 a Karl Marx, dagli zaristi in fuga dalla Rivoluzione d’ottobre agli antifascisti italiani, fino alla dottrina Mitterand. Per due secoli la Francia ha accolto esuli politici da ogni parte d’Europa. E non importa che essi fossero protagonisti di rivoluzioni fallite o vittime di quelle stesse rivoluzioni. In passato la Francia ha infatti offerto riparo ai perseguitati.

I più famosi Il già citato Karl Marx si recò a Parigi nel 1843, inseguito alla chiusura della Rheinishe Zeitung da parte della autorità prussiane. Qui fonda un nuovo giornale, Deutsch-französische Jahrbüche, insieme a Heinrich Heine, Moses Hess, Georg Harwegh, Friedrich Engels.

Sulla riva sinistra della Senna, nel celebre quartiere di Montparnasse (noto come quartiere degli artisti) si stabilirono anche Lenin e Trockij, nonché generale messicano José de la Cruz Porfirio Díaz Mori e il generale ucraino Symon Petljura. Quest’ultimo, in particolare, fu icona del patriottismo della sua terra nella lotto contro l’Unione Sovietica.

Personaggi diversi, dunque, non sempre accumunati dallo stesso percorso politico, certamente dal pericolo di essere catturati dalle autorità dei governi che avevano sfidato.

In Francia, un’altra meta di esuli è Marsiglia, antichissimo porto cosmopolita sulle rive del Mare Mediterraneo. La vicinanza geografica all’Italia (il confine dista 240 km) e il carattere, mediterraneo, della città e dei suoi abitanti può aver influenzato la scelta di fuggitivi come Giuseppe Mazzini. Questi vi arrivò infatti nel 1831, dopo che il Regno sabaudo lo aveva perseguitato per la sua attività “sovversiva” con i carbonari.

In epoche in cui i collegamenti non erano certo veloci e di facile fruizione come al giorno d’oggi, la distanza poteva dire molto. Prima di tutto era necessario raggiungere il territorio francese, per stabilirvisi poi in base ai contatti, alla rete di amicizie e al potenziale sostegno, soprattutto economico, che avrebbe potuto essere garantito.

XX Secolo Il Novecento diede nuova linfa all’immigrazione politica. La Rivoluzione d’Ottobre spinse verso Parigi i membri della Famiglia Romanov scampati all’esecuzione. Un nome eccellente il Granduca Kirill Vladimirovič Romanov. In Italia, l’avvento del Fascismo convinse molti avversari a riparare in Francia, che in quel periodo diverrà fucina della comunità antifascista italiana. Ad esempio Carlo e Nello Rosselli, vera spina nel fianco del Regime: dopo la partecipazione alla Guerra civile spagnola (1936-1939), furono assassinati a Bagnoles-de-l’Orne, nel nord della Francia. Autori erano membri della Cagoule, movimento francese d’estrema destra sostenuto, dietro le quinte, dal governo fascista italiano.

Ci fu, inoltre, chi optò per l’Unione Sovietica. I comunisti, già esuli in Francia, lasciarono la Senna in volta della Moskova, non trovando sotto le torri del Cremlino la stessa libertà non garantita da Parigi. Stato totalitario, l’Urss accoglieva i comunisti europei, i quali erano tuttavia sottoposti alle medesime restrizioni ed esposti agli stessi pericoli dei russi comuni. Una parola fuori luogo, una battuta o un’accusa erano sufficienti a finire internati nei gulag.  Ne moriranno a migliaia, specie nella stagione del Terrore.

L’era Mitterand “[…] i rifugiati italiani che hanno preso parte in azioni terroristiche prima del 1981 […] hanno rotto i legami con la macchina infernale a cui hanno partecipato, hanno iniziato una seconda fase della loro vita, si sono integrati nella società francese […] Ho detto al governo italiano che erano al sicuro da qualsiasi sanzione di estradizione” dichiarava, quasi 40 anni fa, il Presidente Francois Mitterand, padre della omonima dottrina sull’asilo politico in Francia. E che rimase in vigore per 17 anni dal 1985 al 2002. 

Pur richiedendo il dovere da parte dell’ “esiliato” di rompere col suo passato, la dottrina impedì alla giustizia italiana (e verosimilmente di altri paesi) di fare il suo corso, respingendo le richieste di estradizione per alcuni dei “protagonisti” della sanguinosa stagione degli Anni di Piombo.

L’identità rivoluzionaria ha sicuramente influenzato la società francese, aperta dunque ad accogliere chi è in fuga dall’oppressione. Questa sarebbe tuttavia una spiegazione troppo idealista e lontana dalla realtà. La Francia, infatti, ospitava rifugiati anche per una questione politica. Nell’Ottocento patrioti risorgimentali in fuga dagli austriaci – la Francia era rivale degli Asburgo per l’influenza sull’Italia – nel Novecento rifugiati anti-fascisti, in chiave di contenimento dell’Italia e delle sue ambizioni.

Altra meta, francese, è la Legione straniera fondata nel 1834 e “patria” (Legio Patria Nostra, motto) per i fuggitivi di ogni epoca, estrazione sociale, pensiero politico. Ma questa è un’altra storia…

Per chi invece volesse approfondire la storia dei riparati italiani (e non solo) in Francia, consigliamo una recente pubblicazione:

L’ Italia del Père-Lachaise. Vite straordinarie degli italiani di Francia e dei francesi d’Italia. Ediz. italiana e francese di Costanza Stefanori (2019), realizzata in collaborazione con il Consolato Generale d’Italia a Parigi.

 

 

[di Marco Petrelli]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

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