Dittatori. Fidel Castro, l’uomo. Ritratto di un “leader maximo”

L’Avana, dicembre 2005. In una calda notte stellata ascolto con attenzione il discorso che sta pronunciando nella Plaza de la Revolución Hugo Chavez, discepolo ed emulo di Fidel Castro, in quei giorni in visita ufficiale a Cuba.

Con la sua oratoria ispirata ed emozionante, Chavez, con lo sguardo rivolto verso la luna piena che illumina la piazza, paragona Fidel a Gesù con i suoi discepoli, facendo riferimento ai “dodici della Sierra” e all’intensa attività svolta dal grande cubano in favore degli umili e dei diseredati. Castro messo sullo stesso piano di Cristo! La folla incantata applaude con entusiasmo.

E’ un momento magico. E’ il momento in cui ho capito che cosa significasse veramente il culto della personalità, dove potesse portare una propaganda politica spregiudicata e senza limiti e come l’immagine pubblica di Fidel Castro non dovesse assolutamente essere contaminata dai riflessi della sua vita “privata”.

Come poteva infatti un mito vivente, accostato addirittura a Cristo senza che la Chiesa cubana battesse ciglio, farsi vedere mentre si preoccupava di banali questioni familiari? L’educazione dei figli, le preoccupazioni della moglie, le ripicche delle amanti, le moine dei nipotini… No, niente di tutto questo.

Fidel doveva essere percepito come l’incarnazione rivoluzionaria costantemente impegnata per la grandezza della patria e per il benessere del popolo. Ecco perché in genere si sa così poco dell’uomo Fidel.

Un uomo dal carattere imprevedibile e collerico. Agiva per impulsi, emozioni del momento, cinico e spregiudicato. La sua natura impetuosa del resto potrebbe spiegare la mancanza di coerenza in alcune sue linee politiche palesemente  contraddittorie. Fidel era un dogmatico, accentratore, eccessivo, inguaribile visionario, attore mediatico impareggiabile, grande regista di se stesso. 

Era sempre circondato da una corte riverente, pur rimanendo  nella sostanza isolato, come su un piedistallo,  e prendendo le sue decisioni in completa solitudine. La sua instancabile abilità oratoria veniva spesso riversata nella televisione di Stato,  costretta stravolgere tutti i programmi quando gli interventi del Comandante superavano le 4 o 5 ore consecutive. Amava la buona cucina e aveva una predilezione speciale per la pasta italiana. 

Da tipico cubano, Fidel era un mujeriego, cioè un grande amatore! A Castro le donne si davano a migliaia, vinte dal fascino irresistibile del guerrigliero rude e salvatore dell’umanità, del Robin Hood dei Tropici che si batte contro l’impero del male, in un contesto di esotismo ed erotismo fatto di sigari, rum e salsa. Per molte donne, soprattutto straniere, andare a letto con Castro significava dare un tributo alla Rivoluzione, partecipare in qualche modo allo sforzo rinnovatore del Líder Maximo! Non si contano le attrici che vollero conoscere il brivido guerrigliero.

Celebre il caso di Ava Gardner, la bellissima attrice americana amica di Ernest Hemingway, nella cui piscina della Finca Vigía soleva fare il bagno nuda. Ava, durante il suo soggiorno avanero, si innamorò (non  ricambiata) pazzamente di Fidel, al quale peraltro davano parecchio fastidio le smancerie smaccate della diva, non di rado ubriaca.

Si trattava, non c’è dubbio, di un uomo particolarmente affascinante e carismatico. Almeno all’apparenza. A conoscerlo meglio, tuttavia, usciva fuori qualcosa di diverso, come racconta  Alina, la figlia ribelle, nel suo libro di memorie, dove così descrive un difficile incontro con il fantomatico padre:

“Una forza perversa si introdusse nel mio sguardo. La pelle di mio padre si cancellò ed ebbi la visione di un ammasso di tendini e di nervi allacciati che sprigionavano un’aura malefica mentre un terzo occhio enorme gli usciva dalla fronte”.

Nel 1948 Fidel, ad appena 22 anni, si sposò con Mirta Diaz-Balart, figlia di una famiglia benestante, legata all’entourage di Fulgencio Batista, il quale partecipò addirittura alla dote della giovane sposa inviando un assegno di mille dollari come regalo di nozze.

Ma le troppe infedeltà del marito, l’intenso impegno politico del giovane rivoluzionario che non aveva molto tempo da dedicare al focolare domestico e le divergenti opinioni politiche tra le due famiglie, resero inevitabile il divorzio. Dall’unione tra Mirta e Fidel era nato il figlio Fidelito, di cui il padre era molto orgoglioso, ma che non sarà destinato a diventarne l’erede.

Intanto Fidel si innamorò di un’altra bella rappresentante della buona borghesia cubana, Natalia (Naty) Revuelta, la quale lasciò tutto (compreso il marito medico) per andare a vivere l’avventura d’amore col giovane e bollente rivoluzionario.

Dalla loro unione nascerà, nel 1956, Alina, la figlia insofferente che finirà per detestare un padre del tutto assente e che la considerava unicamente in funzione del ruolo obbligata a recitare nel sistema rivoluzionario, senza mai tener conto dei suoi sentimenti e delle sue aspettative.

Alina fuggirà dal paese – diventato per lei una prigione a cielo aperto – alla prima occasione utile, sotto le mentite spoglie di una turista  tedesca.

Nel 1959, pochi mesi dopo l’avvento al potere, Fidel visse un’appassionata, tumultuosa storia d’amore con una giovanissima tedesca venuta in visita all’Avana, Marita Lorenz (Alemanita), presto però spremuta come un limone e poi buttata nella spazzatura. Marita si vendicherà entrando, dopo una rocambolesca fuga da Cuba, nei ranghi della Cia e accettando l’incarico di uccidere Fidel Castro. 

Ma quando i due finalmente si ritroveranno nella suite dell’hotel Habana Libre (ex Hilton, così ribattezzato dai barbudos), dove viveva normalmente Castro in quel periodo, lei non avrà il coraggio di portare a termine la sua missione.

Anzi, in lacrime confesserà tutto al suo perduto amante, con il quale finirà per passare un’ultima e ardente notte d’amore. Scenario romantico di un film di spionaggio? No, andò proprio così! 

Nel 1961 Fidel iniziò una relazione con la donna che molti anni più tardi avrebbe sposato: Dalia Soto del Valle. Matrimonio avvenuto dopo la prematura morte di un’altra storica amante-assistente del Líder Maximo e musa della Rivoluzione: Celia Sanchez. 

Dalia darà a Fidel cinque figli: Alexis, Alexander, Alejandro, Antonio e Angel Tutti nomi che cominciano con la “A” in onore di un personaggio storico molto amato da Fidel: Alessandro Magno! Dalia peraltro non  svolgerà alcun ruolo pubblico né tanto meno di first lady.

Vivrà praticamente segregata nel quartiere generale familiare, la residenza Punto Cero, per occuparsi  dell’educazione dei figli.  Una separazione netta tra le due dimensioni, quella politica e quella familiare, tanto che nessuno dei figli di Fidel, né Fidelito (avuto dalla prima moglie, morto nel 2018), né i cinque avuti da Dalia avranno mai l’idea (né la possibilità!) di svolgere una qualche attività politica per non rischiare di invadere o comunque influenzare il campo esclusivo e intoccabile del Líder Maximo. 

 

 

(Fonte immagine di sfondo: qui )

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

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