Far West Gazette n.11: nel mondo dei Sioux

Nei grandi western dell’epoca classica, gli indiani erano i cattivi per eccellenza. E i più cattivi di tutti erano gli Apache, come nel celebre Ombre rosse diretto da John Ford nel 1939. Bastava solo pronunciare il nome di questi nativi con i capelli lunghi e il petto nudo, che cavalcavano indossando solo una sorta di perizoma, per incutere terrore. I Sioux, invece, sembravano diversi anche in quegli anni di cinema “politicamente scorretto”. Erano sempre indiani, certo, ma più affidabili, saggi e pacifici, tanto da divenire protagonisti di alcuni dei più celebri “controwestern” di un’epoca più vicina alla nostra, dal crudo Soldato blu (1970) all’epico Balla coi lupi (1990).

Come scopriremo leggendo la cover story di questo numero di Far West Gazette, però, neppure ai Sioux erano sconosciute malvagità e crudeltà. Una volta migrati dalle coste orientali del Nordamerica verso i territori delle grandi praterie, non esitarono a sottomettere con la violenza, se non addirittura a sterminare, le tribù che ne ostacolavano il cammino o che occupavano territori da loro ambiti. Per procurare spazio vitale alle grandi mandrie di bisonti, i Sioux deforestarono ampie porzioni di pianura. Insomma, com’è ovvio, questi nativi non erano diavoli e non erano angeli. Erano semplicemente uomini, con pregi e difetti, desideri e paure.

Nostri simili, nostri fratelli.

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