Guerra fredda. La “red belt” e l’occhio della CIA sull’Italia centrale

 

La città di Terni incrocia lo spionaggio internazionale sin dalla Seconda Guerra Mondiale quando un ufficiale di origine ternana, il colonnello Pompeo Agrifoglio, Direttore del Servizio Informazioni Militare, è indicato da ufficiali dell’OSS (Office Strategic Service) quale uomo di punta degli Alleati nella Campagna d’Italia.

Il dopoguerra, la Repubblica e una grande acciaieria bacino elettorale delle sinistre non distoglie l’attenzione degli “007” americani dal capoluogo umbro che, periodicamente, inviano a Langley (sede della CIA) rapporti sulla regione e sulla città.

La Central Intelligence Agency nasce nel 1947 e i primi report umbri iniziano ad affluire negli USA proprio in quell’anno: si tratta di notizie sulla suddivisione della Penisola in zone di influenza volute dal PCI per assicurare, si legge nei documenti, maggiore “controllo” sul Paese.

Poi, nel 1950, è trasmessa la lista dei nomi dei segretari provinciali del Partito comunista e delle sigle ad esso collegate.

Nel maggio di quell’anno, infatti, gli agenti americani stilano l’ Information report, Partito Comunista Italiano Federation Leaders nel quale sono segnalati i dirigenti ternani Armando Fossatelli (segretario provinciale dell’ANPI) e Carlo Luciano Farini segretario della Federazione PCI di Terni; nella medesima lista anche il senatore Armando Fedeli, segretario provinciale del PCI di  Perugia.

Nel ’51 è la joint venture Odero-Terni-Orlando a suscitare preoccupazione nei vertici della CIA.

Il conflitto in Europa è terminato da un lustro ma i venti della Guerra fredda spirano già forti, lasciando sul campo molti morti dalla Corea a Potsdam.

E sapere che navi sovietiche attracchino per riparazioni nei porti italiani certo non fa piacere a Washington, soprattutto perché l’Italia è membro-fondatore della NATO nonché pedina strategica nello scacchiere mediterraneo:

“La SS Lermontov, 40 uomini di equipaggio al comando del capitano Boris Bernacuk, è arrivata fra Genova e Savona il 17 ottobre 1951. I lavori di manutenzione, durati 45 giorni, sono a carico della Odero, Terni, Orlando” recita un rapporto, siglato come confidenziale.

Nuove preoccupazioni per i vertici di Langley arrivano nel 1970 a ridosso delle prime elezioni regionali. Infatti, è proprio in quell’anno che il Bel Paese è impegnato nelle consultazioni per la nomina dei Presidenti di Regione.

In Umbria vincerà il PCI con il 41% dei consensi, seguendo la scia della Toscana e dell’Emilia con 42 e 44%. Regioni che gli americani chiamano “Red Belt” e che tengono d’occhio già da un po’, consapevoli del rischio di una schiacciante vittoria delle sinistre.

Due mesi prima della tornata, infatti, l’ambasciatore americano a Roma Graham Martin, in un cablogramma indirizzato al Consigliere per la sicurezza nazionale Henry Kissinger, comunica di aver parlato con il Presidente del Consiglio Rumor il quale

è stato molto franco sul futuro dell’Italia dopo le elezioni regionali[…] Intende imprimere il massimo sforzo (alla DC, nda) in tre regioni Emilia, Toscana e Umbria dove i comunisti potrebbero vincere”.

A pochi giorni dal voto, poi, la CIA invia a Washington una dettagliata analisi della situazione politica umbra:

La campagna elettorale in Umbria sta evidenziando l’importanza dell’arma dello sciopero, del lavoratore e della leadership del proletariato”.

Implicito il richiamo al polo industriale ternano che proprio negli Anni ’70 avvia un programma di ampliamento della capacità produttiva che coincide con un periodo di scioperi che coinvolgono migliaia di operai.

Numeri che devono impressionare (e forse preoccupare) l’intelligence a stelle e strisce.

Ma in ogni storia di spie che si rispetti, soprattutto se ambientata nella Guerra fredda, non si può non parlare dell’Unione Sovietica, distante dall’Italia solo geograficamente.

Già dal 1966, infatti, la FIAT aveva aperto una catena di montaggio a Tolijattigrad, la “Torino di Russia” nella quale veniva prodotta la Zhigulì una specie di “128” d’oltre cortina. I ternani, però, erano arrivati sul suolo sovietico con tre decenni d’anticipo sui colleghi piemontesi: nel 1931, in piena fase di industrializzazione, ingegneri sovietici visitano le officine della “Terni” per cercare di apprendere le tecniche di produzione di cannoni e proiettili d’artiglieria e altrettante maestranze sono inviate in Urss in base a specifici accordi commerciali.

Episodi che testimoniano quanto la grande fabbrica fosse già nota, oltre confine, sin dai primi decenni del Novecento.

Accordi diplomatici e commerciali che, loro malgrado, non sono sufficienti ad impedire che anche il KGB (Komitet gosudarstvennoj bezopasnostie) attivi le sue centrali spionistiche nel Bel Paese, come rammenta un famoso dossier reso pubblico dopo la Caduta del Muro.

A 27 anni dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica e dal termine della Guerra fredda, cosa resta di quell’intricato (e misterioso) mondo di spie e spioni?

Un insieme di piccole storie che si intrecciano con il più grande e articolato gioco di intelligence fra le super potenze che coinvolgono, più o meno direttamente anche Terni e i suoi abitanti.

Storie all’ombra degli altiforni, vicende ormai dimenticate quali quella del “super cannone” ordinato dall’Irak di Saddam Hussein alla più emozionante e pregna di umanità dell’accoglienza riservata ai figli dei tecnici e degli operai della Centrale di Chernobyl.

Marco Petrelli

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

Articolo Precedente

Romanov: dopo la trucidazione il mistero della sepoltura. Lungo 70 anni

Articolo successivo

Ente Corsa all’Anello di Narni