I sosia di Saddam Hussein: come vivevano e cosa facevano i sostituti del rais

Nel sistema di sicurezza di Saddam Hussein, in Iraq, ebbero un posto non secondario le sue guardie del corpo, vero e proprio corpo specializzato destinato esclusivamente alla protezione fisica del loro illustre datore di lavoro e “allevati”, per così dire, in casa. Reclutati giovanissimi e prevalentemente nella regione di origine del rais, gli aspiranti bodyguard venivano istruiti, formati e addestrati in una scuola speciale operante in una zona segreta ai bordi del fiume Tigri. Qui gli allievi venivano iniziati alle tecniche dello spionaggio, della protezione ravvicinata, della eliminazione dei nemici ed altro.

Una volta superato il corso di addestramento, i nuovi agenti avrebbero accompagnato Saddam sempre e dappertutto, rinunciando in pratica ad avere una vita privata, una famiglia e un domicilio fisso. Ma erano largamente compensati dei loro disagi con privilegi di vario genere, stipendi elevatissimi, consistenti regali in natura (auto, casa) e conferimenti di incarichi al termine di un certo numero di anni di servizio. Vivevano nello stesso Palazzo presidenziale, dove usufruivano di un trattamento da veri VIP, per esempio avendo accesso al ristorante del leader dove si potevano degustare prodotti fatti venire appositamente da Parigi o da Milano.

Ora a questi agenti di sicurezza, super pagati, super privilegiati e assolutamente devoti al loro capo, si aggiunse un gruppetto di poche persone molto singolari: le controfigure di Saddam!

Da quanto si sa, almeno tre furono i sosia del Rais. Il primo reclutato nel 1979 (Wasaz al-Amari), il secondo nel 1988 (Ahmed al-Hadushi) e il terzo nel 1991( Jasim Mohammed Ali). Queste tre controfigure vennero trasformate in perfetti sosia tramite operazioni di estetica facciale. Ma non dovevano somigliare a Saddam solo sul piano strettamente fisico, ma dovevano anche “diventare” Saddam, imitandone l’elocuzione, il modo di camminare, di muoversi, di scrivere, i gesti caratteristici, l’accento di Tikrit, il fraseggio preferito.

I tre erano obbligati anche a seguire una dieta speciale, finalizzata ad acquisire lo stesso peso corporeo di Saddam, dal quale dovranno per così dire “ereditare” gli stessi gusti culinari. Uomini avvolti naturalmente dal più assoluto segreto. Nessuno sapeva dove abitassero, se avessero una famiglia, cosa facessero quando non erano in servizio. È certo comunque che nuotavano nell’opulenza, vivendo in qualche modo una vita parallela a quella del presidente. Quando ad esempio Saddam aveva bisogno di un vestito nuovo, ne ordinava quattro esemplari: uno per sé, gli altri tre per i sosia!

I sosia di Saddam Hussein: in campo nelle manifestazioni “a rischio”

L’attività principale dei tre? Assistere al posto di Saddam a tutte le manifestazioni “a rischio”, a tutte quelle riunioni dove il numero troppo elevato di partecipanti rendeva impossibile verificare l’identità di tutti gli intervenuti. In definitiva il sosia doveva essere pronto a sacrificarsi al posto dell’originale. Quando gli architetti iracheni si riunirono per conoscere i risultati di un concorso indetto per costruire la più grande moschea del mondo, Saddam inviò uno dei suoi sosia. Quando nel novembre del 1983 ritenne opportuno farsi vedere sul fronte iracheno-iraniano, il Rais spedì uno dei tre. Meglio rimanere a Bagdad, la prudenza non è mai troppa. Tanto l’effetto mediatico è lo stesso!

I sosia assicuravano la loro presenza anche in occasione di cerimonie pubbliche di minore importanza: inaugurazione di scuole, ospedali, ricevimenti di basso livello. A volte dovevano persino pronunciare dei discorsi quando si trattava di parlare a un pubblico meno qualificato.  Gli stessi ispettori delle Nazioni Unite non avrebbero potuto affermare con certezza di avere sempre incontrato il vero Saddam Hussein, il quale quando non aveva la voglia e il desiderio di incontrare certi personaggi, ai quali però non poteva fare l’affronto di rifiutare l’udienza, si faceva sostituire dal sosia. Semplice e comodo, no?

I sosia di Saddam Hussein: quell’incontro di venti minuti con Haider

La sua megalomania lo portava talmente in alto da pensare di poter tranquillamente prendere in giro i suoi interlocutori. Sembra in effetti che sia stato uno dei sosia di Saddam ad incontrare il leader dell’estrema destra austriaca Jörg Haider, in visita ufficiale a Bagdad, nel corso di un faccia a faccia durato una ventina di minuti!

Nulla di preciso si saprà della sorte riservata ai sosia di Saddam dopo la caduta del regime. Secondo la vulgata almeno uno dei tre (Fawaz Al-Amari) sarebbe morto nel 1996, ucciso su ordine dello stesso Saddam. Chissà forse l’imitatore, con la sua ultima performance, non aveva dato intera soddisfazione al suo unico, vero spettatore. Gli altri due scompariranno verosimilmente travolti dal drammatico uragano che spazzò via Saddam, il suo regime e il suo “sistema” di sicurezza.

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

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