Il ritrovo del jet set mondiale: come nasce la leggenda di Monte-Carlo

Con la perdita di Mentone e Roquebrune, nel 1848, il Principato di Monaco diventa lo Stato più piccolo del mondo, passando da 2400 a 150 ettari e da 8200 a 1200 abitanti. Isolato, piccolo quanto “un numero del Times”, senza più risorse proprie, il Principato (cosa certo difficile da credere oggi!) si scopre anche tra gli Stati più poveri del mondo. Il Principe Carlo III di Grimaldi, salito al trono nel 1856, assiste perplesso allo sviluppo prodigioso delle città vicine, Nizza e Cannes in particolare, che attirano presto sulla Costa migliaia di turisti facoltosi e di alto bordo, pronti a dilapidare le loro ricchezze tra Palaces e Casinò.

Perché Monaco non potrebbe fare la stessa cosa, si deve essere chiesto? Certo occorrerebbe costruire ville, grandi alberghi e teatri. Ma con quali investimenti? Dove trovare i fondi necessari ?  Verosimilmente attraverso gli introiti di una grande Casa da gioco, suggerisce acutamente la Principessa Carolina al figlio Carlo III. Il casinò a Monaco, contrariamente a quanto avviene a Nizza, dove nasce per soddisfare le esigenze di una clientela già presente in città, è la premessa per attirare i turisti, drenandone risorse e capitali da convogliare successivamente verso il mercato immobiliare, per edificare magnifici Palaces e sontuose ville.
Insomma a Nizza la Casa da gioco è l’effetto dello sviluppo turistico, a Monaco ne è in qualche modo la causa.

Gli inizi peraltro sono più difficili del previsto. È in realtà ancora problematico raggiungere Monaco, accessibile solo via mare, da Nizza, su una vecchia “carretta del mare” (“un affreux sabot à vapeur”) ovvero via terra, in carrozza (“il Vetturino”) attraverso un percorso montagnoso, accidentato e a tratti anche pericoloso, della durata di almeno quattro ore.

I tentativi di Léon Langlois e Albert Aubert, i primi concessionari del Principe impegnati ad “aprire uno stabilimento di mare…costruire un albergo,…fornire ai clienti piaceri di ogni sorta…”, sono destinati all’inevitabile fallimento. Clienti pochi, giocatori rari, spese di gestione in aumento: un fiasco totale. Langlois e Aubert si ritirano. Sarà solo dopo il Trattato con la Francia, firmato nel 1861, che al Principato si schiuderanno sorprendenti potenzialità. Monaco infatti non solo riceve un forte indennizzo per la perdita di Mentone e Roquebrune, ma ottiene anche l’impegno di Parigi ad aprire rapidamente una strada carrozzabile da Nizza lungo la costa. Ma c’è di più. Monaco accetta anche – quasi fosse un sacrificio, in realtà si rivela una clausola preziosa per i monegaschi! – di far passare attraverso il Principato la ferrovia che porta da Nizza a Genova.

La ferrovia sarà quindi la chiave di volta del successo di Monaco, dove il treno arriva per la prima volta nell’ottobre del 1868.
La ferrovia e…François Blanc, l’abile finanziere che intuisce immediatamente la portata e le prospettive del Trattato e riesce ad ottenere dal Principe il privilegio di sfruttare la Societé Anonyme des Bains de Mer (SBM) e del Circolo degli stranieri a Monaco per cinquant’anni.

Comincia così l’epoca d’oro di Monaco. Sull’altipiano des Spélugues, grazie all’intraprendenza, al geniale attivismo e al senso degli affari di François Blanc, nasce in poco tempo una città dal nulla: “diciannove alberghi, ottanta appartamenti ammobiliati, centosedici ville, strade, viali e un magnifico giardino…”. Scrive il direttore del Figaro: “Il Signor Blanc ha trasformato Monaco…si direbbe che una buona fata ha toccato il Principato con la bacchetta magica. Ci volevano quattro ore via terra e un’ora e mezza via mare per andare da Nizza al Principato. Tra poco ci vorranno quindici minuti di treno…Monaco è il paradiso su terra e ci passerei volentieri il resto della mia vita..”

Questa volta i giocatori e i clienti di palaces non si faranno attendere…L’iniziativa di Blanc è un completo successo.
Il principe Carlo III è felice di constatare, dall’alto della sua rocca, di avere ormai la capitale del suo minuscolo regno. Occorre subito darle un nome. Quale?  Charlesville? Non molto elegante. Elysée-Alberto? Improponibile. Monte-Carlo? Un po’ immodesto certo, ma probabilmente il migliore dei nomi proposti. Monte Carlo è nata! È nata un’altra “capitale d’inverno” della Costa Azzurra dove si ritroveranno i rappresentanti della nobiltà europea, gli esponenti del jet-set internazionale, gli artisti più famosi, i finanzieri più rinomati, riuniti in un universo elitista dalle caratteristiche proprie e che qualificherà in maniera unica la “stagione” di Monte-Carlo.

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

Articolo Precedente

Il “Fiat 2000” della Grande Guerra ricostruito da un gruppo di visionari

Articolo successivo

I Celti e la decapitazione rituale: santuari e teste mozzate