Il sonno dell’uomo medioevale? Tormentato da demoni, streghe e… tentazioni

La notte per l’uomo medioevale? Un momento complicato. Calate le tenebre, per l’uomo dell'”età di mezzo” scattava infatti la paura del demonio. Lo testimonia Rodolfo il Glabro (985-1047) nelle sue Historiae: “Al tempo in cui vivevo nel monastero del beato martire Leodegario, che chiamano Champeaux, una notte, prima dell’ufficio di mattutino, comparve davanti a me ai piedi del mio letto una specie di nano orribile a vedersi. Egli era, per quanto posso giudicare, di statura mediocre, con un collo gracile, un volto emaciato, occhi nerissimi, la fronte rugosa e raggrinzita, il naso schiacciato, la bocca prominente, le labbra tumide, il mento stretto e fuggente, una barba caprina, le orecchie pelose e aguzze, i capelli irti e scomposti, denti di cane, il cranio appuntito, il petto gonfio, il dorso gibboso, le natiche frementi, vesti sordide, accaldato per lo sforzo, tutto il corpo chino in avanti. Egli afferrò l’estremità del materasso su cui stavo riposando, scuotendo terribilmente tutto il letto, e infine disse: ‘Tu non resterai più a lungo in questo posto!'”.

La notte medievale era infatti quella degli inizi della Storia, quando le tenebre calavano davvero, e non solo come artificio letterario. Tenebre che, inventando la lampadina e consegnando all’umanità il potere di prolungare il tempo della veglia, modellando il giorno non più sulla base del ciclo naturale della luce ma sul piacere e la convenienza personale, l’inventore americano Thomas Alva Edison, avrebbe diradato. Spegnendo definitivamente, con un clic, quel mondo parallelo, immaginifico e simbolico, che aveva accompagnato l’uomo fin dalle origini. Da allora, la notte non è stata mai più la stessa.

L’universo medievale, si sa, è permeato di simboli e allegorie, e nella dicotomia luce-tenebre non si può fare a meno di riconoscere l’eterna lotta tra Bene e Male: da una parte la luce piena della purezza e del Bene, dall’altra il velo tenebroso dove tutto è oscuro e si annida il Maligno con le sue tentazioni, ancora più difficili da decifrare e respingere in quell’universo color della pece, preda dell’irrazionale. Non solo: la Chiesa promette l’immortalità dell’anima, quindi quale migliore palcoscenico per gli spiriti dei defunti se non quello notturno, onirico e non, per una rimpatriata utile a rinverdire il ricordo, impetrare orazioni e, perché no, orchestrare beffarde vendette? Insomma, una notte per nulla tenera quella medievale, dalla quale gli uomini sentono il bisogno di difendersi. Non basta però serrare porte e finestre, e non giova sapere che la città ha chiuso i suoi ingressi agli estranei, imponendo una sorta di coprifuoco fino al prossimo albeggiare. Il nemico fisico e morale è nell’ombra, e la paura gioca brutti scherzi e amplifica i fastidi.

Ma i problemi non erano solo di origine soprannaturale. Le case erano infatti piccole, poco o per nulla riscaldate; il camino, il più delle volte, è un lusso concesso a pochi, e la legna per alimentarlo ancora di più: meglio allora sistemare il letto vicino al focolare, i più abbienti in una stanza attigua, qualcuno addirittura al piano superiore. Il letto (sempre piuttosto alto,  per evitare che i topi, che la notte correvano numerosi anche nella camera da letto, salissero sulle coltri) è uno solo, enorme e vi trova conforto tutta la famiglia; a volte vi si accomodano anche i servi o i parenti in visita, e perfino semplici viandanti, arrivati all’improvviso e accolti in casa per dovere d’ospitalità. Si ottengono così due benefici: visti i costi dell’arredamento, meglio risparmiare e concedersi un solo giaciglio dove, tra l’altro, la vicinanza di tutti quei corpi addormentati difende dal freddo della notte. Con qualche controindicazione evidente sul piano dell’igiene e della convenienza.

Il sonno dell’uomo medioevale? Il rischio di una sessualità promiscua

La plebe, infatti, ha l’abitudine di andare a letto come mamma l’ha fatta, al massimo con una cuffietta a coprire la testa, unica parte del corpo che fa capolino dal cumulo di coperte accomodate sul pagliericcio. Il sonno è quindi ristoratore ma certo non pacifico, perché la nudità comporta il libero scambio di pulci e pidocchi e, soprattutto, induce più facilmente a una sessualità promiscua quanto la compagnia dormiente. Niente da eccepire se a copulare sono moglie e marito. Ben diverso quando nel talamo trova occasionale ristoro anche un estraneo, che obbliga il maschio, posizionato tra l’intruso e la consorte, a un sonno vigile. I signori, invece, hanno camino e legna in abbondanza, dispongono di più vani e possono addirittura permettersi di inventare la privacy, accomodando i figli in un letto e riservandone un altro in esclusiva ai coniugi, sempre, ovviamente, che non decidano di dormire separati. I baldacchini sono circondati da velami che difendono dalle correnti e impediscono alla luce del mattino di svegliare il gentiluomo prima del tempo. Il sonno del nobile, inoltre, non può essere turbato dal Maligno: dopo qualche iniziale tentennamento, infatti, la Chiesa ha stabilito che i sogni di santi e re possono dare accesso a rivelazioni divine, mentre quelli dei comuni mortali corrono soltanto il rischio di fare da sfondo alle esibizioni tentatrici del Diavolo. Quindi, guai a dar loro adito da svegli e, ancor peggio, cercare di interpretarli aggirando il ruolo di gran mediatrice che la gerarchia ecclesiastica si è assegnata.

Ma torniamo nella casa del povero cristo. Già tentato da tutte quelle nudità, deve guardarsi anche da Satana e dalla schiera di demoni che abitano il suo immaginario. Da una parte i succubi, dall’aspetto femminile, che attirano il maschio verso un accoppiamento utile soltanto a raccogliere il seme che verrà poi utilizzato dal collega incubo, demone maschile uso a turbare e violentare le donne nel sonno. Le streghe, altri soggetti inquietanti che popolano la notte medievale insieme a demoni e licantropi, erano spesso accusate di aver accettato la corte degli incubi.

E se non erano i demoni a turbare il sonno del povero contadino, potevano arrivare parenti o amici defunti a far capolino ai piedi del letto: agghindati come in vita, ancora a metà del guado tra corpo e anima, erano in grado di toccare il congiunto. Nell’alto Medioevo la Chiesa negava queste apparizioni, ritenute troppo affini alle vecchie religioni pagane, preferendo concedere il diritto di palesarsi soltanto a Dio, Cristo, la Vergine, angeli e santi da un lato, Diavolo e demoni dall’altra. Eppure con la nascita del concetto di purgatorio, nel XII secolo, sono proprio gli spiriti degli uomini comuni a far visita sempre più spesso ai parenti, invocando preghiere e suffragi per accorciare la strada verso la salvezza.

Ricordato infine che la notte tra il sabato e la domenica era riservata ai sabba, incontri infernali organizzati in luoghi deserti (montagne, boschi, brughiere) dove le streghe arrivavano in volo, occorre concludere che le tenebre medievali erano decisamente più oscure di quelle moderne, animate da presenze inquietanti, scosse da apparizioni e agitate da demoni tentatori. E allora, come esorcizzare la paura? Tenendo a freno il proprio tumultuoso immaginario e pregando il Signore. Perché la luce del giorno e della purezza ritorni il prima possibile.

 

 

 

 

 

Mario Galloni

Mario Galloni

Giornalista professionista con la passione per la storia, ha iniziato a occuparsi di cronaca per il quotidiano milanese “la Notte”, dove ha scritto di nera, giudiziaria e sport. È stato caporedattore di testate nazionali e collabora con le riviste “BBC History”, “Conoscere la Storia”, “Storie di Guerre e Guerrieri”, “Medioevo Misterioso” e "Civiltà Romana". Ha al suo attivo due libri.

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