Il tragico destino della nave britannica “Lancastria”

Una delle più dolorose tragedie della storia marittima britannica, il naufragio del piroscafo Lancastria, avvenuto il 17 giugno 1940, al largo del porto francese di Saint-Nazaire (Loira Atlantica), rimase sconosciuto a lungo per l’opinione pubblica e ancora oggi pochi lo ricordano o lo conoscono. 

Perché? 

Eppure si trattò di un disastro marittimo che causò più vittime dei celebri naufragi del Titanic (1500), del Lusitania (1400) e del Laconia (1500) messi insieme! Con l’affondamento del Lancastria, in effetti, perirono circa 6000 soldati britannici e forse anche di più, secondo attendibili stime. Ma non se ne doveva assolutamente parlare. Perché?

Una prima e insufficiente motivazione fu data dallo stesso Winston Churchill, che nelle sue memorie dedicò poche righe all’evento scrivendo: “I tedeschi realizzarono intensi attacchi aerei ai trasporti. Si produsse un terribile incidente a Saint-Nazaire il 17 giugno 1940: il piroscafo Lancastria di 20.000 tonnellate, con cinquemila uomini a bordo (ma erano molti di più n.d.a.) fu bombardato quando stava sul punto di salpare……..Quando nel corso della serata ricevetti la notizia, ne vietai la pubblicazione. I giornali avevano già dato troppe notizie disastrose in quei giorni. Mi ripromettevo di togliere il divieto dopo pochi giorni, ma gli eventi si susseguivano così velocemente che me ne dimenticai”.

Un segreto mantenuto solo per una distrazione, una dimenticanza? Difficile da credere. All’evidenza ci doveva essere dell’altro. Se la sola motivazione fosse stata quella indicata da Churchill, perché le autorità britanniche avrebbero imposto sui fatti di Saint-Nazaire il segreto di Stato della durata di 100 anni? Il che vuol dire che solo nel 2040 sarà possibile accedere all’intero dossier, quando cioè la strage del Lancastria non interesserà più che pochi storici e sparuti ricercatori.

Certo nei giorni drammatici della guerra l’affondamento del Lancastria – se pubblicizzato – avrebbe verosimilmente messo in ombra il salvataggio di Dunkerque, portato fortunosamente a termine da piccole imbarcazioni e con grande eroismo dei partecipanti. Un salvataggio che divenne il simbolo del riscatto e della ripresa dell’esercito britannico. Niente doveva intaccarne l’effetto straordinariamente positivo prodotto sul morale del paese. Una fuga precipitosa trasformata in un’impresa epica e memorabile!  

Nel 1922 venne varata la nave passeggeri RMS (Royal Mail Ship) Tyrrhenia appartenente alla Cunard Line. Nel 1924 fu ribattezzata Lancastria, perché, secondo la vulgata, il primo nome era difficile da pronunciare ai passeggeri americani, che stavano diventando sempre più numerosi sulla rotta Londra/New York. Il piroscafo trasportava vacanzieri di lusso ed emigranti in cerca di fortuna. Allo scoppio della seconda guerra mondiale fu requisito per il trasporto delle truppe diventando l’HMS (His Majesty Ship)Lancastria.

 Il 12 giugno 1940 il fronte alleato fu irrimediabilmente sfondato dagli uomini della Wehrmacht, protagonisti di un’avanzata folgorante. Le truppe naziste quindi marciavano rapidamente verso le coste atlantiche. Nessuno sembrava in grado di contrastarle. La Francia era perduta.  Bisognava allora assolutamente mettere in salvo il Corpo di Spedizione Britannico (130.000 uomini) per evitare la sconfitta definitiva e la stessa possibilità di continuare in futuro la guerra.

L’evacuazione delle truppe alleate dal porto di Dunkerque avvenne in condizioni rocambolesche, quasi “miracolose”, come fu detto in seguito. Rimanevano tuttavia ancora 40.000 soldati britannici da evacuare ed erano in attesa di imbarcarsi a Saint-Nazaire. Ora una delle 80 imbarcazioni requisite per l’operazione Ariel, era appunto il Lancastria che, salpato da Liverpool nella notte del 14 giugno, era arrivato alla foce della Loira il 17 giugno alle 6 del mattino, gettando l’ancora a 4 chilometri dalla costa. Bisognava sbrigarsi. I tedeschi erano a 40 chilometri da Saint-Nazaire e la Luftwaffe sembrava avere il dominio assoluto dei cieli in quelle tragiche giornate di ritirata alleata e di confusione generale. 

Il Lancastria poteva imbarcare fino a 3000 persone, anche se le scialuppe e i gilet di salvataggio erano previsti per soli 2.200 passeggeri. La situazione tuttavia era talmente drammatica, che non si poteva certo andare troppo per il sottile. Tanto più che due misteriosi ufficiali della Royal Navy erano saliti a bordo e avevano ordinato al capitano Sharp di imbarcare quante più persone possibili, senza tenere conto dei limiti fissati dalla normativa internazionale in materia… 

Così nella disperata pressione del si salvi chi può, il piroscafo finì per imbarcare circa 9000 persone, tre volte la sua massima capacita! Sul ponte della nave i soldati erano così ammassati, così stretti l’uno all’altro, da non potersi quasi muovere.

In quella cornice operativa caratterizzata da fretta, panico e confusione, nessuno aveva pensato che il Lancastria, senza un’adeguata protezione navale o aerea, sarebbe diventato un bersaglio ideale  per l’aviazione tedesca!In effetti, nel momento in cui si apprestava a lasciare la foce della Loira, la nave fu attaccata da una squadra di bombardieri tedeschi tipo Junker Ju 88.

Il piroscafo fu colpito da quattro bombe da 500 chili. La prima scoppiò nella stiva n. 2 in mezzo a 800 uomini stipati come sardine, provocando la prima, immane strage, la seconda distrusse la stiva n. 3 liberando 500 tonnellate di nafta che si sparsero subito intorno al piroscafo, la terza cadde all’interno del fumaiolo andando a esplodere nella sala macchine, l’ultima nella stiva n.4. Ma non era finita! 

Non abbastanza sicuri di aver definitivamente danneggiato la nave, i tedeschi si ripresentarono con una nuova ondata di bombardieri, questa volta del tipo Heinkel He 111, che lanciarono bombe incendiarie per dar fuoco al carburante fuoriuscito. Il Lancastria non ebbe scampo. Bruscamente s’inclinò a babordo e in quindici minuti affondò tra le fiamme di uno scenario da incubo, un vero inferno marittimo, tra le grida disperate dei superstiti e i cadaveri galleggianti delle vittime, tra le invocazioni di soccorso dei feriti e il fumo asfissiante della nafta che bruciava.

Quante persone morirono nel naufragio? Stime attendibili, ricavate alla luce di testimonianze e studi specializzati, avanzano la cifra di 6000, quasi tutti soldati britannici, vittime delle esplosioni causate dalle bombe o annegati o ustionati dal carburante in fiamme. Ufficialmente comunque non è mai stata comunicata una cifra esatta. Si sa solo con certezza che i sopravissuti furono 2477, compreso il comandante Rudolf Sharp, messi in salvo dalle imbarcazioni presenti nella zona e prontamente intervenute. 

Considerate le dimensioni del disastro, quasi quanto una battaglia perduta, ci si può legittimamente chiedere se la riservatezza imposta dalle autorità non fosse solo dovuta alla preoccupazione di non demoralizzare troppo l’opinione pubblica, ma avesse altre motivazioni, per esempio all’opportunità di nascondere gli errori e le responsabilità di chi aveva gestito l’evacuazione. 

Chi, ad esempio, aveva ordinato di imbarcare senza tener conto della normativa internazionale sulla capacità massima di accoglienza su una nave? Perché il Lancastria si apprestava a salpare con una moltitudine di persone a bordo senza avere un’adeguata protezione? Insomma se l’attacco tedesco non si poteva certo evitare, forse si poteva limitare il numero delle vittime con una migliore organizzazione del trasporto. E’ vero che quelli erano momenti eccezionali di panico e di massima confusione. Attenuanti e giustificazioni per sfasamenti di vario genere non sarebbero certo mancate. Ma evidentemente si preferì non approfondire troppo la questione per non rischiare di impressionare l’opinione pubblica se fossero venute fuori debolezze e leggerezze della Royal Navy, altro simbolo della nazione britannica e punto di riferimento da preservare ad ogni costo. Gli stessi interrogatori cui fu sottoposto il comandante Sharp furono secretati. A tutti i testimoni oculari della tragedia fu imposto di non parlarne mai, pena severe sanzioni. Ai familiari fu comunicata data la notizia della morte dei loro cari senza fornire troppi dettagli sulle circostanze.

La delusione per il fallimento del Corpo di Spedizione britannico, che avrebbe dovuto aiutare i francesi a fermare il rullo compressore nazista, era già molto sentita dalla popolazione. Non bisognava aggiungere altre ragioni di delusione. 

Apparve di conseguenza preferibile apporre sull’episodio il segreto di Stato della durata di un secolo! 

Tuttavia, nonostante gli sforzi delle autorità di mantenere il riserbo sul disastro, qualcosa si venne a sapere un mese e mezzo dopo grazie al New York Times, che il 26 luglio pubblicò alcune fotografie dell’affondamento del Lancastria scattate da un fotografo dilettante, Frank Clements, testimone impotente che si trovava a bordo del HMS Highlander. Qualche giorno dopo anche la stampa britannica, in particolare quella scozzese, si fece eco della notizia e il governo di Londra fu costretto ad ammettere la perdita della nave, senza peraltro offrire maggiori dettagli circa le cause della tragedia e, soprattutto, senza precisare il numero totale delle vittime. 

Le autorità britanniche si mostrarono costantemente reticenti, come se fossero preoccupate di non troppo pubblicizzare l’evento, nonostante le pressanti richieste da parte dei familiari delle vittime, ansiosi di conoscere le esatte circostanze della morte dei loro cari. Persino la petizione presentata al governo britannico di trasformare il sito marino dell’affondamento, dove persero la vita migliaia di soldati, in “tomba marittima di guerra”, fu respinta giacché si trattava di acque territoriali francesi. Ma era questa la vera motivazione? 

Non convinti della riposta ufficiale, i parenti delle vittime reiterarono più volte la richiesta spingendo in definitiva il governo britannico a negoziare con le autorità francesi, le quali – contrariamente a quanto si aspettava Londra – si mostrarono estremamente collaborative. Così nel 2015, tenendo conto delle garanzie e del livello di protezione offerti dai francesi, il Ministero della Difesa britannico dichiarò formalmente il luogo dell’affondamento del Lancastria tomba marittima di guerra. Nello stesso anno il parlamento britannico celebrò, per la prima volta, l’anniversario della catastrofe. Settantacinque anni dopo!

 

____________________________________

(Immagine di sfondo: raffigurazione della RMS Lancastria al tempo del suo servizio come transatlantico. Fonte immagine: qui).

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

Articolo Precedente

Stalin e il sionismo: i perché di un rapporto

Articolo successivo

Castello Aragonese: rifugio di pietra contro i pirati