Indocina: la guerra “in incognito” dei piloti Air America

Alla fine degli anni Quaranta, in collaborazione con i servizi segreti statunitensi, nasce una compagnia aerea fra le più singolari della storia dell’aviazione civile, Air America.  Al tempo le colonie dell’impero d’oltremare francese esplodono. L’Indocina (Protettorati di Laos e Cambogia, Annam, Tonchino, Cocincina) è il primo terreno di scontro fra l’esercito francese e i movimenti indipendentisti. In particolare il Vietminh che, all’acceso nazionalismo che lo anima, unisce elementi dell’ideologia comunista. L’orientamento gauche preoccupa gli Stati Uniti che, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, vivono momenti di forte tensione con l’ormai ex alleato sovietico.

La crisi dei Dardanelli, il ponte aereo su Berlino, il test nel poligono kazhako di Semipalatinsk della prima atomica “comunista” convincono il Presidente Harry Truman della necessità di ricorrere a contromisure. Contromisure che nel sud-est asiatico sono il sostegno economico e militare ai francesi, nonché l’invio di consiglieri nel Laos.
Un appoggio non ufficiale: gli USA infatti combattono con i francese indirettamente. Ad esempio lanciando paracadutisti rifornimenti da un C-119 sul campo trincerato di Dien Bien Phu.

L’aereo porta le insegne dell’Armée de l’Air ma ai comandi ci sono piloti civili del C.A.T. (Civil Air Transport ) e di A.Am. (Air America), che continuano a volare anche dopo il termine dell’avventura francese. Già nei primi anni del coinvolgimento americano in Vietnam, voli quotidiani di A. Am. e dei C.A.T. assicurano collegamenti fra Saigon e le aree più remote della Repubblica del Vietnam; altri aerei sono schierati in Thailandia e nel Laos dove, dal 1961, infuria una violenta guerra civile.  Volare per Air America è senza alcun dubbio interessante ed emozionante, ma anche rischioso: le insegne, commerciali, degli aerei non evitano infatti di essere colpiti al fuoco di terra, né ai piloti di essere fatti prigionieri. Ernest C. Brace, ad esempio, è abbattuto 1965 mentre vola lungo il confine laotiano-vietnamita a bordo di un Pilatus PC-6 di USAID. Catturato, verrà rilasciato dopo una prigionia di sette anni e 10 mesi.

Ulteriore prova della pericolosità dei voli la forniscono i documenti ufficiali (e declassificati) della Central Intelligence Agency: “Un C7A Caribou, matricola 61-2393, è precipitato approssimativamente a 15 km da Long Cheng il 4 febbraio 1972. Gravemente feriti il pilota e il co-pilota, subito trasportati in ospedale. Un tecnico e un militare laotiano sono morti. Cinque militari laotiani risultano gravemente feriti. L’aereo è seriamente danneggiato” si legge in un memorandum del 10 marzo 1972 inviato al Direttore della Central Intelligence (CIA, nda), nel quale sono annotate anche 14 altre sciagure avvenute nei primi mesi del ’72.

Fedele al motto “Anything, Anywhere, Anytime, Professionally”, Air America trasporta di tutto a bordo di una variegata flotta di velivoli, alcuni dei quali vere pietre miliari della storia aeronautica: DC-3, DC-6, C-119, C-123, PC-6 Pilatus (piccolo aereo con capacità Short Take Off and Landing) e con elicotteri quali il già citato UH-1 e il Sikorsky S-58. Nel 1970 sono circa 20mila le tonnellate di merci distribuite nel solo Laos.  Malgrado gli accordi di Ginevra impongano a USA, URSS e Cina di non influenzare la politica locale, consiglieri e militari dei due blocchi soffiano sul fuoco del conflitto laotiano combattuto fra il Pathet Lao (sostenuto dal Nord Vietnam e dai paesi socialisti) e l’esercito degli hmong, etnia guidata dalla carismatica figura del generale Van Pao e sostenuta dagli americani.

Il termine della Guerra del Vietnam e il ritiro, completo, degli USA dal Laos mettono la parola fine all’esperienza di A.Am. sciolta nel 1976.  Nel corso degli anni la segretezza e la particolarità della compagnia hanno contribuito il diffondersi di tesi e teorie su presunti traffici di droga per finanziare i guerriglieri anti-comunisti del Laos. Argomentazioni sulla base delle quali il regista Michael Katzin girò Air America (1990), ispirato all’omonimo romanzo di Christopher Robbins e con Mel Gibson e Robert Downey Jr quali attori protagonisti.  Una divertente commedia del filone cine-bellico sul Vietnam che assolve il personale di A.Am. dalle accuse di narco-traffico, puntando il dito contro i servizi di intelligence…  A mantenere viva la memoria degli aviatori civili di A. Am. c’è poi l’associazione dei veterani che, dal suo portale web, offre al pubblico approfondimenti e foto sui 30 anni di attività della compagnia nel sud-est asiatico.

Marco Petrelli

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e Società (curriculum Storia e Politica internazionale) conseguita all'Università di Roma Tre e una in Storia all'Università di Firenze, è giornalista freelance orientato su temi di esteri, difesa e storia. Reporter embedded segue le attività dei militari italiani in Patria e nelle aree di crisi. Collabora con riviste di settore (BBC History, Aerojournal, Rivista Italiana Difesa, EastWest, Affari Internazionali) e con quotidiani (IlGiornale.it, LiberoQuotidiano.it). È autore di due titoli sull'Aeronautica Nazionale Repubblicana e di un libro (in arrivo) dedicato alla Seconda Guerra Mondiale nei Balcani.

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