Influencer: Axis Sally ci insegna che non è un “mestiere” da improvvisare

Influencer? Non sono nati con internet. Anzi, esistono da quando esiste la comunicazione. E Axis Sally è una delle pioniere del ruolo “influencer” prima dell’avvento del web.

Axis Sally, cioé “Sally dell’Asse” nome diviso fra Mildred Elizabeth Sisk e Rita Zucca, due americane che durante la Seconda Guerra Mondiale servirono la causa tedesca prestando la loro voce ad una radio operativa. Già: come Radio Londra, Radio Bari e più tardi Radio Saingon, la Reichs-Rundfunk-Gesellschaft cercava di vincere la guerra condizionando il morale delle truppe nemiche.

Un combattimento via etere, dunque, fatto di fake news e notizie vere ma volutamente ingigantite, narrate dalla voce suadente e misteriosa di “Axis”.

Un ruolo improvvisato? Assolutamente no. La scelta era ricaduta su cittadini americani vicini alla causa del Reich proprio per cercare di essere credibili. Sì, perché se lo scopo è attirare l’attenzione del pubblico e di coinvolgerlo, chi sta dietro il microfono deve mostrargli di essere uno di “famiglia”. Ad esempio uno statunitense che si è accorto, per tempo, che la guerra degli Alleati è mossa da falsità, ingordigia di potere e che crea solo dolore a poveri soldati e a famigliari lontani. Chiaramente nulla di vero, ma considerazioni ben costruite…

La selezione delle notizie, inoltre, seguiva due direttrici: convincere i militari anglo-americani che i loro sforzi fossero inutili e sfruttare informazioni dell’intelligence per dare l’impressione che l’Asse fosse ovunque. E che potesse arrivare ovunque.

Un esempio è una trasmissione del dicembre 1943. La Luftwaffe aveva appena compiuto un’incursione sul porto di Bari, centrando alcune nave alla fonda. Una di queste era saltata in aria rilasciando una nube tossica che provocò più morti delle bombe. La USS John Harvey, infatti, aveva a bordo un carico di iprite, gas proibito dalle convenzioni internazionali  e dunque ben occultato.

I servizi alleati misero a tacere la notizia della dispersione della sostanza, malgrado gli ospedali pugliesi fossero ormai pieni di civili e di militari con i segni di esposizione all’agente chimico.

Un livello di segretezza evidentemente non sufficiente, perché

Vedo che voi ragazzi vi avvelenate con i vostri stessi gas” ricordò la suadente Sally poche ore dopo l’attacco.

Pubblico privilegiato di Axis era la gente comune. O, se preferite, la truppa. Per Radio Londra, invece, pubblico preferenziale erano i civili dei paesi occupati e le forze della Resistenza cui andavano precisi messaggi criptati.

In ambo i casi, però, ci si rivolgeva a chi viveva la quotidianità della guerra tra dolore e privazioni. E la fame era un viatico di “influenza” maggiore di qualsiasi altra trasmissione di propaganda. D’altronde un civile e un soldato al fronte non avevano tempo né modo di pensare ad altro che a sopravvivere. Appurare la veridicità della fonte era tutt’altro che una priorità. Illudersi che Axis Sally e il colonnello Stevens a Radio Londra stessero dicendo la verità rappresentava l’unica evasione da una quotidianità di dolore.

Chiaramente lo scopo del broadcast era unicamente quello di vincere la guerra. Nulla di umanitario, quindi, solo la vendita di un prodotto intangibile – la credibilità – con la speranza di condizionare gli esiti del conflitto.

Radio Londra ci riuscì, l’Asse… beh sappiamo come è andata.

 

 

 

 

 

 

 

 

(Fonte immagine: https://www.enemyinmirror.com/axis-sally/)

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

Articolo Precedente

Falange oplitica: le tattiche a confronto

Articolo successivo

Templari e Teutonici: quella lite per un mantello