La Colonna Traiana: un mausoleo per l’imperatore

Un colossale pilastro cavo, alto 100 piedi romani (poco meno di 30 m) e con un diametro di quasi quattro metri. È la Colonna Traiana, eretta al principio del II secolo e inaugurata nel 113, per celebrare la vittoria dell’imperatore Traiano (Marco Ulpio Nerva Traiano, 53-117 d.C.) contro il popolo dei Daci, che aveva portato all’assoggettamento del loro territorio, corrispondente, grossomodo, all’attuale Romania. Orgogliosi e combattivi, i Daci avevano dato a lungo filo da torcere ai Romani, costringendo l’imperatore Domiziano a una pace non molto onorevole.

Poco dopo, Traiano intraprese contro di loro una lunga campagna militare che finalmente, nel 106, portò alla resa dei Daci e al suicidio del loro re, Decebalo. La capitale dacia fu rasa al suolo dalle 13 legioni impegnate da Traiano, che durante il conflitto utilizzò anche armi innovative per l’epoca, come la carro-balista, una sorta di artiglieria trasportabile, realizzata sulla base di macchine d’assedio che lanciavano frecce e proiettili metallici.

Per onorare l’imperatore, fu scolpita ed eretta questa colossale colonna, proprio nel punto in cui una collina era stata sbancata e appianata per consentire la costruzione del Foro Traiano. La sua altezza non era casuale: 100 piedi, come indicato da un’iscrizione, corrispondenti all’altezza del piccolo rilievo ormai scomparso. Per la precisione, si innalzava in un cortile dietro la cosiddetta Basilica Ulpia (che all’epoca era la più grande di Roma ed era dedicata proprio alla famiglia di Traiano) e fra due biblioteche, i cui loggiati servivano probabilmente da terrazze, da cui godere al meglio i rilievi istoriati della colonna, lungo tutta la sua altezza.

La Colonna Traiana: la storia di un trionfo epocale

L’opera risulta innovativa già nella sua impostazione. Si tratta della prima “colonna coclide” mai realizzata, cioè isolata e istoriata da un fregio continuo che si arrotola attorno al fusto, dalla base fino alla cima; all’interno si trova una scala a chiocciola, la coclea, che dà nome a questo tipo di opera, inventato proprio dai Romani, che dopo quella dedicata a Traiano ne realizzarono un’altra, in onore di Marco Aurelio. Il fregio che avvolge la Colonna Traiana narra le vicende della guerra contro i Daci. Il fusto è composto da 33 “tamburi” di marmo pario, scolpiti e scavati separatamente (particolare che dimostra il perfetto coordinamento fra le varie maestranze che lavoravano all’opera), e quindi assemblati per consentire la realizzazione dello spettacolare pilastro. Misurato assieme alla base (dove in seguito furono poste le ceneri di Traiano) e al coronamento finale, con la statua dell’imperatore, la colonna misura più di 40 m.

La fascia scolpita, che si svolge senza soluzione di continuità fino alla cima, racconta circa 150 episodi bellici e misura, in totale, più di 200 metri, arrotolandosi attorno al fusto per 23 volte. L’altezza del fregio, per consentirne una “lettura”
migliore, aumenta man mano che si allontana da terra e varia da 90 cm a 1,25 m. Le figure che vi compaiono sono state calcolate in 2.500 fra soldati, ufficiali, dignitari, funzionari e sovrani, sia romani che daci. Vi si trovano rappresentati sia episodi della Prima guerra dacica, combattuta tra il 101 e il 102, sia della Seconda, (105-106), che segnò la conclusione della campagna con il trionfo di Roma.

Tuttavia, pur avendo un intento trionfale, l’opera non rappresenta solo gli aspetti bellici della guerra o gli episodi militarmente più salienti. Si tratta piuttosto di una cronaca puntuale, che illustra episodi di diverso genere, anche quelli in apparenza più banali e quotidiani. La Prima guerra dacica è illustrata a partire dal movimento delle legioni lungo il Danubio, sullo sfondo dei villaggi daci, e prosegue con il consiglio di guerra tenuto dall’imperatore, la preparazione del campo e i primi scontri vittoriosi dei suoi soldati. Sono poi illustrate le devastazioni portate dalla guerra e la resa dei capi daci e dei loro sudditi, raccolti davanti a Traiano, che li osserva assiso in trono, come si addice a un imperatore, circondato dalle insegne militari di Roma.

La Colonna Traiana: un documento di vita

La fine della prima fase di guerra è segnata, come un punto fermo, da un’immagine della Vittoria. La seconda campagna bellica è illustrata a partire dallo sbarco di Traiano sul litorale illirico (dopo la partenza da Ancona) e prosegue con l’episodio della costruzione di un colossale ponte sul Danubio, la cui mole (era lungo 1.135 m, in un punto in cui il fiume era largo 800 m) atterrì i Daci. Ci sono poi diversi episodi bellici, fino al drammatico suicidio dei condottieri barbarici, che preferiscono darsi la morte piuttosto che arrendersi. Viene inoltre mostrato l’inseguimento di Decebalo, capo supremo dei nemici, che sceglie a sua volta di togliersi la vita: la sua testa viene portata in trionfo, le città incendiate. Alla fine, come se la vittoria romana fosse un viatico per la futura pace e prosperità, gli armenti tornano a pascolare nei campi ubertosi della Dacia. Sempre molto espressivi, i rilievi che costituiscono questa straordinaria narrazione scultorea non sono mai ripetitivi e dimostrano la bravura e la fantasia illustrativa dei maestri che vi lavorarono. Testimoniano anche la buona conoscenza dei luoghi descritti (probabilmente gli scultori si basarono su cronache e racconti diretti) e il desiderio di narrare la vera vita degli uomini impegnati nel conflitto;
come quando mostrano i legionari in marcia, non solo con il fardello delle armi, ma anche oberati dal bagaglio quotidiano, tra cui appaiono anche prosaiche padelle e numerosi oggetti di uso domestico

Stefano Bandera

Stefano Bandera

Nato nel 1963, laureato in Filosofia, scrittore, lavora in ambito editoriale dal 1989. Per Sprea Editori cura la realizzazione dei bimestrali Far West Gazette e Civiltà Romana. È anche autore di libri divulgativi per ragazzi.

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