La guerra del Tempio: dove la geopolitica incontra l’Apocalisse

Nell’Europa secolarizzata e disillusa, l’opinione pubblica è generalmente convinta che le vere e forse uniche ragioni che muovono la politica e le vicende del mondo siano quelle economiche e geopolitiche intese nel senso più orizzontale e profano. Eppure, nel resto del mondo, potenti forze e ragioni di tutt’altra “natura” sembrano muovere popoli e nazioni. Con effetti potenzialmente rivoluzionari e catastrofici. In particolar modo se si parla della cosiddetta “questione mediorientale”.

Quando il 14 maggio scorso (2018), settantesimo anniversario della creazione del moderno Israele, la potenza dominante nel mondo contemporaneo –ovvero gli Stati Uniti- ha deciso, nella persona del suo presidente Donald Trump, di spostare la propria ambasciata da Tel Aviv (dove si trovano tutte le rappresentanze diplomatiche) a Gerusalemme, i media presenti hanno mostrato a tutto il mondo le reazioni clamorose e opposte che hanno diviso, ancora una volta, Israeliani e Palestinesi.

Il pubblico occidentale (e specificatamente europeo), generalmente poco avvezzo ai “simboli” e ai “gesti” che così grande importanza rivestono presso altre culture, ha derubricato gli avvenimenti di quei giorni come “gli ennesimi disordini” endemici di una terra tormentata, qualcosa di ormai “connaturato” a quel mondo mediorientale che, nell’immaginario collettivo, è soprattutto una terra di fanatismo e di violenza “inspiegabili” a partire dalle categorie mentali occidentali.

Ma per comprendere quale importanza, drammatica ed epocale, può aver avuto il gesto del presidente americano – e soprattutto, quale “messaggio simbolico” sia sotteso a tale decisione – bisogna riprendere un’altra notizia passata pressoché inosservata sui media europei: proprio in quei giorni, il cosiddetto Mikdash Education Center ha fatto coniare una medaglia in cui il volto del presidente Trump è affiancato a quello dell’antico Re di Persia, Ciro il Grande . La scritta in calce, tradotta in ebraico, in arabo e in inglese, celebra l’attuale presidente USA come colui che, secondo le aspirazioni del “nuovo sinedrio” ricreato in Israele, porterà alla ricostruzione del Tempio ebraico su quella che è ora la cosiddetta Spianata delle Moschee, nel cuore di Gerusalemme.

Il saggio “La guerra del Tempio. Escatologia e storia del conflitto mediorientale“, di Gianluca Marletta, edito da Irfan Edizioni (136 pagine, rilegato, prezzo di copertina 14,50 euro) prende le mosse proprio da questa vicenda per raccontare gli aspetti più nascosti e metastorici dell’annosa contrapposizione tra israeliani e palestinesi e, anche tra i loro alleati: americani da un lato e russi e iraniani dall’altro.

Redazione Conoscere La Storia

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