Le grandi truffe: Henri Lemoine e la truffa dei diamanti che ispirò Proust

Nel suo libro “Pastiches et Mélanges”, pubblicato nel 1919, Marcel Proust racconta la singolare truffa di cui era stato indirettamente vittima.

Un certo Henri Lemoine affermava di aver trovato la formula per riprodurre diamanti in laboratorio.

Le sue affermazioni avevano finito per provocare una caduta in borsa delle azioni delle società De Beers, proprietaria delle più importanti miniere di diamanti in Sud Africa.

Avendo ereditato dai genitori in discreto pacchetto di tali azioni, Proust aveva subito qualche perdita.

Tuttavia non se la prenderà  troppo col simpatico truffatore e troverà anzi un certo piacere ad evocare con ironia, nei suoi Pastiches appunto, un fatto di cronaca che aveva dapprima sorpreso, poi scosso e infine divertito i francesi.

Ma chi era il simpatico truffatore?

Il 5 maggio 1905 un francese con vaghi studi scientifici alle spalle, Henri Lemoine, si trova nelle sede londinese della De Beers per spiegare al direttore del momento, sir Juluis Wernher, come sia riuscito a produrre dei diamanti in laboratorio, grazie ai miracoli dell’elettricità!

Il segreto, precisa Henri, sta nella composizione chimica di due polveri di sua invenzione e della loro speciale affinità con la corrente elettrica.

Non chiede ovviamente di essere creduto sulla parola. Chiede solo a Wernher di recarsi a Parigi per assistere all’esperimento e constatare di persona la veridicità delle sue teorie.

Lemoine ha anche la sfacciataggine di fare alla De Beers un generosa proposta: diventare socio nella società per azioni che sta per creare in vista della produzione dei nuovi diamanti.

Sir Julius non è uno sprovveduto. Sa benissimo che può avere di fronte a sé solo un abile truffatore con chissà quali mire. Ma, deve anche riflettere, c’è anche una qualche possibilità che non lo sia…

Il fatto è che l’elettricità è stata appena scoperta e le si accreditano straordinari poteri, molti dei quali ancora inesplorati. Un po’ come avviene oggi con l’energia nucleare o le nuove forme di energia.

Insomma vale la pena di “andare a vedere”. In definitiva che rischia? Un viaggio a Parigi, prospettiva del resto non così sgradevole…

Il 12 giugno si svolge il primo esperimento nei “laboratori” parigini di Lemoine. Stranamente il primo tentativo non ha successo.

La polvere bianca e la polvere nera, introdotte nel forno inventato dal fantasioso truffatore, dopo una forte scarica elettrica subita, danno vita solo ad una sorta di diamante grezzo e opaco, utile forse per la pulitura e rifinitura di brillanti, ma di nessun valore commerciale.

Wernher è deluso, ha visto abbastanza. Ma Lemoine lo prega con insistenza di rimanere ancora un giorno e di dargli un’altra chance. Così sir Julius decide rinviare la partenza.

Non sospetta che il fallimento fa parte di una fine strategia psicologica, tesa a rendere ancora più eclatante l’immancabile successo del secondo esperimento.

Il 13 giugno Lemoine ripete l’operazione: polvere bianca, polvere nera, scarica elettrica, e questa volta, appena aperto il forno, appaiono magicamente una ventina di diamantini da ripulire certo, ma decisamente bianchissimi! 

Wernher li esamina immediatamente e deve constatare che si tratta proprio di diamanti veri e puri.

Accusa il colpo! E’ emozionato e un po’ frastornato. Ma da buon uomo d’affari intravede subito le prospettive che si aprono nel settore e la necessità di difendere gli interessi della casa madre.

Accetta quindi la proposta di associazione fattagli da Lemoine e lo invita a non concludere accordi con nessun altra società.

E naturalmente  il truffatore chiede anticipi sulla futura associazione, che dovrà essere formalizzata dai competenti uffici londinesi: 90.000 sterline, corrispondenti grosso modo a 500.000 euro odierni.

Ma a Londra i racconti del direttore non hanno buona accoglienza.

Gli viene spiegato che solo per concepire un’ipotesi del genere bisognerebbe disporre di un forno capace di far salire la temperatura a migliaia di gradi (cosa impossibile da realizzare anche ai nostri giorni).

Gli esperti della De Beers sono convinti che si sia trattato solo di un ben concepito gioco di prestigio che ha suggestionato il povero sir Julius.

C’è allora un solo modo di accertarlo.

Sir Julius deve tornare a Parigi e assistere ad un terzo esperimento, assistito questa volta da un grande illusionista britannico (Frank Gregor per la cronaca), spacciato come ingegnere capo della De Beers.  

In effetti a Gregor non  sarà difficile scoprire il trucco.

All’apertura del forno, accanto ai soliti diamantini appare in effetti un grosso diamante grezzo che era stato introdotto da Gregor con la stessa tecnica utilizzata dal suo “collega” chimico-illusionista.

Lemoine è smascherato.

Denunciato, al processo le prove contro di lui sono schiaccianti.

Viene persino rintracciato un gioielliere persiano che riconosce i brillantini che aveva venduto al chimico francese.

Lemoine sarà condannato a sei anni di reclusione.

Ma un momento prima che il tribunale emetta  la sentenza, è già sparito con le 90.000 sterline. 

Una perfetta uscita di scena per un truffatore di classe che ispirerà Marcel Proust, uno dei maggiori scrittori francesi.

 

 

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(Fonte immagine di sfondo: Foto di Grown Diamond da Pixabay)

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

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