Le spezie nel Medioevo? Uno status symbol. Ecco perché

La cucina medievale? È caratterizzata dall’uso abbondante di spezie, almeno da parte di nobili e mercanti. Contrariamente a quanto si crede, tuttavia, esse non servivano a coprire il gusto del cibo andato a male: sulle mense dei ricchi (le spezie erano molto costose) la carne era abbondante, specie la cacciagione, e altrettanto può dirsi di frutta e verdura. Le spezie erano invece utilizzate per stimolare i succhi gastrici e favorire la digestione, ma soprattutto per esibire uno status symbol: lo zafferano, per esempio, colorando il cibo di giallo, dava l’illusione che il padrone di casa offrisse dell’oro agli ospiti.

Attraverso difficili rotte carovaniere, dall’Estremo Oriente arrivavano i chiodi di garofano e lo zenzero, prodotto in India insieme al cardamomo e alla cannella; la noce moscata veniva importata dalle remotissime isole Molucche dai mercanti, arabi mentre il coriandolo proveniva dalla vicina Anatolia. Per questo il loro costo era molto alto, al punto che spesso il pepe veniva utilizzato come moneta o dono di nozze, ma anche per corrompere magistrati e funzionari.

Enzo Valentini

Enzo Valentini

Nato nel 1953, si occupa di storia medievale, con particolare riferimento ai cavalieri templari e alle crociate. Oltre ad essere titolare della casa editrice Edizioni Penne e Papiri, specializzata in storia medievale, ha scritto vari libri sull’argomento e numerosi articoli su riviste di settore, in particolare “Medioevo Misterioso” e “BBC History”. Dal 1988 ricopre la carica di segretario della Libera Associazione Ricercatori Templari Italia (L.A.R.T.I.) e dal 2016 collabora con il Festival del Medioevo di Gubbio.

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