Lo strano caso di Hans van Meegeren, uno dei più grandi falsari di quadri di tutti i tempi

Accusato nel maggio 1945 davanti al Tribunale regionale di Amsterdam di “collaborazionismo” con i nazisti per aver venduto a Hermann Göring un quadro del grande Johannes Vermeer, Hans van Meegeren non ha molta scelta: meglio dire la verità. Confessa così di essere un pittore falsario e di aver rifilato a Göring un Vermeer fasullo, un quadro dipinto – assicura-  da lui stesso. Non solo, quindi, non ha collaborato, ma in qualche modo rivendica il merito di avere truffato il grasso Maresciallo, Capo dell’Aviazione tedesca. Ma i giudici sul momento non gli credono. Meegeren allora incalza.  Dal 1937 – rivela – ha dipinto altri falsi del grande maestro di Delft, compresi i capolavori “I pellegrini di Emmaus”  e “Cristo nella casa di Marta e Maria”, rispettivamente custoditi nei musei Boymans di Rotterdam e Rijksmuseum di Amsterdam. 

Ma Meegeren, devono pensare i giudici,  è forse un mitomane, un furbacchione che vuole evitare una pesante condanna per collaborazionismo? Non c’è allora che un sistema per verificare se mente o dice la verità: metterlo alla prova. Rinchiuso così in un atelier, Meegeren, sotto gli occhi stupiti e increduli degli esperti giudiziari, dipinge in breve tempo un falso “vero” Vermeer. Ma, attenzione, non un’imitazione, non una copia di un‘opera del celebre pittore, ma una tela come l’avrebbe dipinta lo stesso grande maestro di Delft tre secoli prima ! Nasce in effetti nell’atelier del tribunale un Gesù tra i dottori del  Tempio che qualunque critico di vaglia avrebbe tranquillamente attribuiti a Vermeer, nel suo “periodo religioso”. Scoppia immediatamente uno scandalo di vastissime proporzioni. 

Ma chi è dunque il redivivo Vermeer?  

Nato nel 1899 in una cittadina del nord-est dell’Olanda, fin da bambino sogna di diventare maestro di pittura. Per gli studi universitari  si trasferisce a Delft dove, però, invece di frequentare le lezioni di architettura, comincia a studiare quello che sarà il suo idolo di riferimento, il più illustre figlio della città, Johannes Vermeer (1632-1675) . Sembra come ossessionato dalla figura e l’opera del grande maestro nel quale si identifica totalmente. Si sente Vermeer, è Vermeer. Parafrasando Flaubert a proposito di Madame Bovary, Meegeren avrebbe potuto dire “Vermeer c’est moi”! 

Tuttavia come pittore originale non riesce proprio ad affermarsi, convinto di essere vittima di critici invidiosi che non capiscono la sua arte. Mettendo così insieme la sua “ossessione Vermeer”, la voglia di vendicarsi di critici incompetenti, il bisogno pressante di soldi, nasce nella sua mente l’idea della falsificazione. 

Comincia quindi a studiare con incredibile meticolosità le tecniche dei colori e degli olii grassi usati nel seicento, si procura tele di autori contemporanei di Vermeer che scrosta completamente, impara le tecniche  dell’”invecchiamento” e dello “sporco del tempo” , si procura presso gli antiquari gli utensili dell’epoca da riprodurre nelle sue future opere e finalmente  nel 1937, a Roquebrune, in Costa Azzurra, dove si è ritirato per lavorare in tutta tranquillità, dipinge in sei mesi, con inquietante abilità e con tocco geniale, il suo primo Veermer: I pellegrini d’Emmaus. 

Come reagiscono i critici? Il più grande esperto di Vermeer, Abram Bedius, alla vista dell’opera rimane stupefatto. Ne ignorava l’esistenza ( e per forza!), ma non ha alcun dubbio: si tratta di uno stupendo quadro del maestro di Delft, del periodo religioso. L’unico dubbio riguarda la provenienza. Perché esce fuori solo ora? La spiegazione del falsario è quanto mai convincente. Una famiglia aristocratica italiana decaduta, quasi in miseria  – e che quindi desidera mantenere l’anonimato –  è  costretta a disfarsi della preziosa tela…

 Le più importanti gallerie d’arte di contengono il quadro, ma sarà il museo Boymans di Rotterdam ad avere la meglio, pagando la favolosa somma di 520.000 fiorini, qualcosa come quattro milioni di dollari attuali. Hans van Meegeren ha superato la prima prova ed è diventato improvvisamente ricco! 

Si mette di conseguenza subito all’opera per il secondo quadro, Cristo nella casa di Marta e Maria che sarà acquistato dal celebre  Rijksmuseum di Amsterdam per la fantastica cifra di 1.200.000 fiorini, circa 8/9 milioni di dollari. Insomma le cose andranno straordinariamente bene per il falsario che dipingerà altri falsi (e non solo di Vermeer), diventando miliardario, fino al processo di Amsterdam del 1945. 

Come collaborazionista rischiava l’ergastolo, come falsario viene condannato a un anno di reclusione. L’artista falsario chiede un piccolo privilegio: poter dipingere in carcere. Permesso accordato, a condizione che dipinga quadri inequivocabilmente suoi! Quadri del resto che cominciano ad essere molto quotati dopo lo scandalo: tutti vogliono  avere una tela del pittore che dipinge “come Vermeer! Ora finalmente Han van Meergeren è riconosciuto per il “suo” stile, ha finalmente raggiunto lo scopo della sua vita. Potrebbe in effetti iniziare una nuova e favorevole fase della sua produzione artistica, dimenticando le falsificazioni. Ma il destino decide altrimenti. Pochi mesi dopo la sua condanna muore, stroncato da un infarto, a soli 58 anni. 

Cala così il sipario sulla più fantastica falsificazione del secolo, sulle performance di un pittore di genio che aveva avuto forse solo il torto di nascere con tre secoli di ritardo! 

 

 

 

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(Fonte immagine di sfondo: https://it.wikipedia.org/wiki/Han_van_Meegeren)

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

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