L’uomo di Suez: Ferdinand de Lesseps

Il 17 novembre 1869 la Francia del Secondo Impero vive il suo apogeo politico, il culmine del suo rayonnement internazionale, il momento del suo maggiore sviluppo economico e sociale. Dopo l’Esposizione Universale del 1° aprile 1867 di Parigi, dove la Francia si conferma tra i paesi più avanzati e sviluppati al mondo, arriva due anni dopo l’evento che consacra la realizzazione di un progetto da molti considerato impossibile: il taglio dell’Istmo di Suez e l’apertura di un canale marittimo di collegamento tra il Mediterraneo e il Mar Rosso.

Il Khedivè d’Egitto, Said Pascià, ha organizzato festeggiamenti grandiosi per accogliere adeguatamente gli illustri ospiti in provenienza da tutte le parti del mondo, a cominciare dall’imperatrice Eugenia, che rappresenterà Napoleone III trattenuto in patria per motivi di salute. Ci saranno altre teste coronate di primo piano: l’imperatore d’Austria, Francesco Giuseppe, i principi ereditari di Prussia, Italia e Paesi Bassi. Non mancheranno primi ministri e ministri, accompagnati da un esercito di diplomatici, militari e consiglieri di vario genere per assistere all’inaugurazione della più ardita opera ingegneristica del secolo. Johann Strauss jr compone su richiesta del Khedivè la Marcia Egizia. Giuseppe Verdi, dal canto suo, inizia a scrivere l’Aida. Restio tuttavia a comporre musica “su ordinazione”, completerà l’opera per l’inaugurazione del teatro lirico del Cairo, avvenuta due anni dopo (1871).

Quel 17 novembre è senza dubbio la grande giornata della Francia. O, meglio, di un francese, di colui cioè che ha reso possibile la realizzazione della formidabile opera, superando nel corso di un decennio difficoltà enormi e di vario genere: politiche (ha dovuto vincere l’iniziale avversità di Londra, gelosa dell’iniziativa francese), tecniche (i suoi ingegneri hanno dovuto far ricorso a macchinari “avveniristici” per sconfiggere le sabbie del deserto) e finanziarie (ha dovuto convincere gli investitori internazionali a comprare le obbligazioni della Compagnie Universelle pour le Canal de Suez da lui fondata).
Quest’uomo è Ferdinand de Lesseps, un ex diplomatico francese che, dopo aver lasciato la carrière per disaccordi con le proprie autorità, farà del Canale la ragione della sua vita.

L’uomo di Suez: sul canale anche l’impronta del genio italiano

Ma sul canale di Suez c’è anche un’indelebile impronta del genio italiano. Un primo piano generale era stato delineato da due ingegneri francesi, de Bellefonds e Mougel. Il piano, leggermente modificato, era stato quindi adottato nelle sue linee guida dalla speciale “Commissione internazionale per il taglio dell’istmo di Suez”, rapidamente istituita su impulso di Lessseps, il quale aveva invitato i migliori esperti del momento a trasmettere alla Commissione progetti di fattibilità sulla base del piano generale approvato. Dopo aver esaminato varie proposte, la Commissione scelse il progetto ritenuto di maggiore interesse, realizzato da un ingegnere italiano, cittadino austro-ungarico di origine trentina, Luigi Negrelli. Il solo del resto ad aver recepito in pieno le linee guida del piano generale: vi si prevedeva infatti la canalizzazione diretta, il rispetto della conformazione del terreno e l’assenza di chiuse agli imbocchi del canale che passerà attraverso i Laghi Amari.

Coerentemente la direzione dei lavori venne assegnata allo stesso Negrelli, il quale però, sfortunatamente, morì qualche tempo dopo senza aver potuto assistere all’avvio dei lavori iniziati nell’aprile del 1859. Fu di conseguenza lo stesso de Lesseps a prendere in mano la situazione, utilizzando scrupolosamente i calcoli e gli studi del Negrelli, i cui meriti non saranno mai sufficientemente ricordati.

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

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