MEDEVAC. Breve storia dell’evacuazione medica in guerra dal Vietnam ai giorni nostri

MEDEVAC. In principio fu l’Indocina. Anzi, secondo alcune fonti la Guerra franco-prussiana durante la quale si sarebbe assistito ad una evacuazione con palloni aerostatici, ma il vero battesimo del fuoco per l’evacuazione di feriti via aerea è il sud-est asiatico degli Anni ’50. Dopo una breve ma significativa parentesi nella Seconda Guerra Mondiale, il veloce sviluppo dell’elicottero spinge gli eserciti a valutare l’opportunità dell’impiego di unità aeromobili per missioni di soccorso in zona di combattimento specie in quei teatri nei quali la morfologia del terreno rende difficile atterraggio e decollo degli ala fissa.

Nel corso della campagna coloniale d’Indocina, con la quale Parigi cerca di mantenere il controllo su un impero ormai prossimo al tramonto, l’Armée ricorre ad una piccola flotta di UH-12A, il Sikorsky WS-51 Dragonfly, il Sikorsky H19 di fatto primo esercito ad “inaugurare” la specialità del CASEVAC (Casualties evacuation) e con risultati incoraggianti: circa cinquemila i soldati francesi salvati dagli aeromobili fra il 1950 e il 1954.

Successi che devono aver catturato l’attenzione degli Stati Uniti nel frattempo impegnati in Corea, altra guerra asiatica durante la quale vede la luce l’“Army Ambulance Helicopter”, reparto specializzato nell’evacuazione aerea e che a breve avrebbero iniziato ad inviare personale militare in Vietnam del Sud per sostenere gli il governo alleato di Ngô Đình Diệm.

Nel novembre 1962 l’ US Army dispone di cento-novantanove aeromobili assegnati a tredici reparti di volo dislocati in dieci campi del sud del Vietnam. Una flotta consistente ma molto eterogenea considerato che gli elicotteri sono di otto tipi diversi.  Inoltre gli esemplari del più moderno UH-1 Iroquois sono ancora pochissimi a causa della difficoltà a reperire pezzi di ricambio.
Ostacoli che aumentano con il progredire della guerra e dell’ impegno al fianco di Saigon: nel 1963 i guerriglieri vietcong infliggono a sud-vietnamiti e americani una prima sconfitta, molto contenuta certo ma comunque significativa: ad Ap Bac infatti ottantacinque sud-vietnamiti e otto americani restano a terra insieme a cinque velivoli abbattuti dal fuoco avversario, uno smacco per una potenza come gli Stati Uniti.

Punta di diamante delle operazioni di soccorso è il 57esimo Medical Detachment (Helycopter Ambulance) con base a Qui Nhoi e alle dipendenze dell’Army Transport Corp; poi, nella primavera successiva una radicale riorganizzazione permette al 57esimo di ottenere sia una maggiore autonomia operativa, sia di dotarsi un “parco aeromobili” più omogeneo e certamente più moderno con l’arrivo degli UH-1A. La base è volutamente trasferita a Pleikhu, una zona decisamente più calda della base originaria e più vicina alla linea del fuoco” per garantire appoggio e sostegno agli alleati asiatici e alle unità americane che le accompagnano nelle prime battaglie contro l’esercito del Vietnam del Nord e contro la guerriglia comunista.

A quei voli di soccorso in territorio ostile viene assegnato anche un call sign destinato a diventare termine comune per identificare la specialità: “dust off”, letteralmente “rimuovere la polvere”, che pare calzare a pennello perché gli equipaggi del CasEvac fanno esattamente quello, cioè scendere fra la polvere del campo di battaglia, recuperare i commilitoni feriti o in difficoltà e decollare velocemente verso le linee amiche. E poco importa che il terreno sottostante sia polveroso, come da “call sign” o fatto di fango e acqua stagnante come quello del Delta del Mekong, fra i principali teatri di battaglie specie nelle fasi iniziali della guerra. Il 57esimo è infatti in grado di operare in qualunque contesto: il 10 settembre 1963, dopo che le forze del nord hanno sfondato le difese dell’ ARVN (Việt Nam Cộng Hòa – Army of the Republic of Vietnam) gli UH-1 riescono a mettere in salvo quasi duecento soldati alleati con voli che vanno avanti fino a notte inoltrata, malgrado i pericoli rappresentati dalla scarsa visibilità e dalla forte presenza nemica nell’area.

Professionalità e capacità dettagliatamente raccontati in un bel volume del quale si consiglia la lettura, “Dustoff: Army Aeromedical Evacuation in Vietnam” di Peter Droland e James Nanney scritto neanche un decennio dopo la fine della guerra quando i ricordi di quel drammatico capitolo del Novecento erano ancora freschi nella mente degli autori, dei veterani e del pubblico.

Il soccorso aereo si è poi evoluto, raggiungendo oggi un’elevato grado di professionalità nei maggiori eserciti del mondo. Per l’Italia è doveroso menzionare il 15esimo Stormo dell’Aeronautica Militare, l’Aviazione dell’Esercito Italiano, e l’Aviazione Navale negli ambiti del SAR (Search and Rescue), Combat SAR, MedEvac e VetEvac.

Marco Petrelli

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e Società (curriculum Storia e Politica internazionale) conseguita all'Università di Roma Tre e una in Storia all'Università di Firenze, è giornalista freelance orientato su temi di esteri, difesa e storia. Reporter embedded segue le attività dei militari italiani in Patria e nelle aree di crisi. Collabora con riviste di settore (BBC History, Aerojournal, Rivista Italiana Difesa, EastWest, Affari Internazionali) e con quotidiani (IlGiornale.it, LiberoQuotidiano.it). È autore di due titoli sull'Aeronautica Nazionale Repubblicana e di un libro (in arrivo) dedicato alla Seconda Guerra Mondiale nei Balcani.

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