“Mississipi Burning”: la vera storia che ispirò il film di Alan Parker

James Earl Chaney, Andrew Goodman e Michael Schwerner, gli attivisti per i diritti civili uccisi nel 1964 da elementi elementi dei “Cavalieri Bianchi”, frangia del Ku Klux Klan.

“Missisipi Burning – Le radici dell’odio” è un film del 1988 del regista Alan Parker. Film da Oscar con Gene Hackman in una delle sue migliori interpretazioni e con Willelm Defoe, reduce dal successo di un’altra pellicola che ha fatto storia, Platoon.

Il nome non è casuale: si ispira infatti a MIBURN (Mississipi Burning, appunto) dal nome dell’inchiesta dell’FBI sulla scomparsa di tre attivisti dei diritti civili a Neshoba.

Il contesto All’epoca dei fatti, nel sud degli Stati Uniti la segregazione razziale è ancora una piaga consolidata. E tollerata (se non direttamente avallata) dalle leggi locali dei singoli stati.

Sono trascorsi cento anni dall’abolizione della schiavitù e dalla fine della guerra civile fra Unione (abolizionista) e Confederazione (schiavista). Eppure razzismo e politiche discriminatorie sono una realtà consolidata.

Negli Anni Sessanta, però, gli USA attraversano anche un periodo di profonde trasformazioni sociali acuite, fra l’altro, dall’impegno nella Guerra del Vietnam di giovani bianchi, ispanici ed afro-americani.

Nell’inferno indocinese le nuove generazioni si ritrovano fianco a fianco, imparando forse anche a conoscersi e a superare quella diffidenza che fino ad allora li aveva fatti sentire tra loro “diversi”. Probabilmente l’unico lato positivo di un conflitto devastante come il Vietnam.

In patria, invece, la diffidenza e la separazione fra bianchi e neri è forte.

E proprio a metà degli Anni Sessanta iniziano le marce di Martin Luther King che spinge gli afro-americana ad una protesta pacifica al fine di essere finalmente considerati cittadini a tutti gli effetti, con pari libertà e dignità dei bianchi.

Il Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy (ucciso nel novembre 1963) si è occupato, nel corso del mandato, della questione dei diritti civili.

“Mississipi Burning” di Alan Parker, 1988. Gene Hackman (a sx) e Willem Dafoe nei panni degli agenti FBI Rupert Anderson ed Alan Ward, ispirati ai reali agenti John Proctor e Joseph Aloysius Sullivan.

Ma nel sud gli elettori e i governatori democratici non sembrano interessati alle spinte “moderniste” del loro Presidente.

E in Mississipi, nel ’62, scoppia anche una sommossa quando un ex soldato statunitense, l’afro-americano James Howard Meredith, entra all’Università del Mississipi scortato dalle autorità locali.

I bianchi non vogliono africani fra loro, neanche sui banchi e la rivolta costa due morti ed oltre settanta feriti.

Non è un caso, dunque, che i tre membri dell’ African-American Civil Rights Movement James Earl Chaney, Andrew Goodman e Michael Schwerner scelgano di lasciare New York alla volta del Mississipi dove, peraltro, la locale comunità nera è in fermento per chiedere il diritto di voto.

Ma anche i segregazionisti si muovono, in particolare i “Cavalieri Bianchi”, una frazione scissionista del Ku Klux Klan e ancor più dura e violenta.

L’assassinio Il 21 giugno ’64, dopo un fermo di polizia, James Earl Chaney, Andrew Goodman e Michael Schwerner riprendono il viaggio ma sono raggiunti e fermati da una decina di uomini, fra loro il vice sceriffo Cecil Price della contea di Neshoba. Uccisi, i cadaveri dei tre attivisti sono caricati nella loro station wagon e fatti sparire nei pressi del fiume Bogue Chitto.

Le indagini sono affidate a John Proctor e a Joseph Aloysius Sullivan (Operazione Mississipi Burning) che, forti di centocinquanta agenti, riusciranno a rintracciare i colpevoli grazie alla “soffiata” di un membro dei Cavalieri Bianchi. Finiscono nel mirino degli inquirenti 21 persone, fra le quali il vice sceriffo Price e lo sceriffo Rainey.

Nel 1967 sette di loro saranno condannati fra i 3 ed i 10 anni di reclusione, che inizieranno a scontare a partire dal 1970. Rainey è assolto. Malgrado le pene non troppo severe, il tragico evento spinge già dal luglio 1964 il Presidente USA Lyndon B. Johnson a promulgare il Civil Rights Act che dichiara illegali le disparità di registrazione elettorale e la segregazione razziale nei luoghi pubblici, sul lavoro, a scuola.

Foto segnaletiche di alcuni degli indagati per l’omicidio degli attivisti dei diritti civili.
(Fonte: Wiki)

Ventiquattro anni dopo Alan Parker trae ispirazione da quell’evento per il suo Mississipi Burnin che, come accennato, ispira il titolo al nome dell’Operazione, MIBURN – Mississipi Burning.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

_______________________________________________

(Di sfondo: fotogramma dal film di Alan Parker. Fonte immagine di sfondo: qui )

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

Articolo Precedente

Gli ebrei in Europa nel Medioevo: una storia di ghetti, persecuzioni e finanza

Articolo successivo

“Giornata Nazionale in memoria delle Vittime delle Marocchinate”. Ciotti (ANVM): “Rompere muro del silenzio”