Nasser: l’Egitto che ambiva a diventare una potenza

Uomo-simbolo del riscatto dei popoli arabi dai colonizzatori europei, Gamal Abd el-Nasser, presidente dell’Egitto dal 1956 al 1970, anno della sua morte, intraprese politiche ambiziose sia sul piano interno sia su quello internazionale. Nazionalizzò
il Canale di Suez ai danni di Francia e Regno Unito, scatenando una guerra che gli costò l’occupazione del Sinai da parte dell’esercito israeliano e che ebbe termine solo per l’intervento degli USA e dell’Unione Sovietica; costruì l’immensa diga sul
Nilo ad Assuan (che da sola copre più della metà del fabbisogno di energia elettrica del Paese) e fu tra i fondatori del Movimento dei Paesi non allineati, che erano autonomi sia dalla sfera d’influenza sovietica che da quella occidentale nel mondo bipolare della Guerra Fredda.

Nel 1959 Nasser avviò in segreto la produzione di un arsenale di armi non convenzionali. Assunse centinaia di specialisti tedeschi, fra i quali il genio dell’aeronautica Willy Messerschmitt, il progettista dei famosi aerei da combattimento tedeschi. I missili egiziani, sperimentati con successo nel luglio del 1962, avevano una gittata fino a 560 chilometri: dunque erano in grado di colpire, come affermò lo stesso presidente, qualunque bersaglio “a sud di Beirut”, ma senza la possibilità di essere telecomandati su un bersaglio preciso. Nei suoi piani, Nasser contava di dotare il suo esercito di centinaia di missili con testate nucleari, chimiche e batteriologiche.

L’“Operazione Ibis”, in particolare, puntava a costruire armi capaci di emettere radiazioni nucleari nocive, l’“Operazione Cleopatra” a fabbricare due bombe atomiche. Tutti questi piani, però, si scontrarono con un ostacolo insuperabile: procurarsi uranio arricchito o cobalto. Dopo anni di lavoro e costosi investimenti, l’Egitto disponeva ancora di missili non teleguidati e con comuni testate esplosive. La sconfitta con Israele nella “guerra dei sei giorni” (1967) ridimensionò ulteriormente le mire di Nasser ai danni dell’odiato vicino.

Andrea Accorsi

Nato a Legnano (Mi) nel 1968, giornalista e ricercatore, lavora da trent’anni nella stampa quotidiana e collabora con diversi periodici di divulgazione storica. È autore di una ventina di libri e saggi di storia locale, economica e contemporanea.

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