Omicidio Pasolini: un enigma rimasto irrisolto

Il cadavere martoriato di uno dei più influenti e controversi intellettuali del Novecento italiano viene ritrovato da una donna all’alba del 2 novembre 1975, il giorno dei Morti, all’Idroscalo di Ostia. Pier Paolo Pasolini, 53 anni, scrittore, poeta, regista, è stato brutalmente massacrato di botte in uno squallido sterrato non lontano dal mare, ora impastato di sangue e sabbia. La stessa notte la polizia ha messo le mani sul colpevole, un “borgataro” di Guidonia, Pino Pelosi, 18enne conosciuto come ladro d’auto e ragazzo di vita.

Giuseppe Pelosi
Pier Paolo Pasolini

È stato bloccato poco prima del ritrovamento del cadavere mentre sfrecciava a tutta velocità e contromano alla guida dell’auto di Pasolini, un’Alfa Romeo 2000 GT. Secondo la confessione di Pelosi agli inquirenti, Pasolini – il quale non aveva mai fatto mistero della sua omosessualità – l’aveva abbordato la stessa sera nei paraggi della stazione Termini e, dopo una cena alla trattoria Biondo Tevere, l’aveva invitato sulla sua vettura con la promessa di una ricompensa in denaro. Giunti sul litorale i due avrebbero preso a litigare a seguito delle pretese sessuali di Pasolini, che Pelosi non voleva assecondare.

La lite proseguì fuori dall’Alfa Romeo: lo scrittore minacciò il ragazzo con un bastone, a sua volta Pelosi si difese con un altro pezzo di legno trovato sul posto. Pasolini ebbe la peggio, massacrato di colpi cadde a terra, gravemente ferito, ma ancora vivo: il giovane si mise alla guida dell’Alfa dello scrittore e passò più volte sul suo corpo fino a sfondargli la gabbia toracica. La verità di Pelosi diventò quella giudiziaria e il ragazzo venne condannato in primo grado, sentenza ribadita dalla Corte d’Appello.

Omicidio Pasolini: il ruolo di “Petrolio”, ultima opera dello scrittore

Non pochi elementi sembrarono da subito stridere con la ricostruzione della magistratura. Molti collegarono l’omicidio alle denunce pubbliche di Pasolini contro importanti personaggi di governo accusati dall’autore di collusione con le trame stragiste che stavano insanguinando il Paese; altri sostenitori del delitto “politico” indicarono come movente l’ultimo libro di Pasolini , “Petrolio”, uscito soltanto nel 1992, in cui l’autore metteva in scena la lotta di potere nel settore petrolifero. Soprattutto apparve poco plausibile che Pelosi potesse aver agito da solo e a questo proposito vennero citate alcune testimonianze, che parlavano di altre persone sul luogo del delitto quella maledetta notte.

Omicidio Pasolini: Pelosi ritratta. Quella confessione inspiegabilmente mai considerata

Sarà lo stesso Pelosi, dopo 30 anni di silenzio, a ritrattare la sua versione durante una trasmissione televisiva nel 2005, affermando di non aver partecipato materialmente al delitto, commesso invece da tre persone giunte a Ostia su una Fiat 1300 targata Catania. Di quella stessa autovettura, che avrebbe seguito l’Alfa dello scrittore la sera del delitto, era giunta una segnalazione alla polizia anche durante l’inchiesta, ma nessuno aveva approfondito la pista, nonostante fossero stati
forniti i primi tre numeri della targa. La nuova versione di Pelosi, inoltre, richiamava una delle piste battute dagli inquirenti subito dopo l’omicidio. Grazie al lavoro di un maresciallo infiltrato, infatti, la polizia aveva fermato e interrogato due giovanissimi criminali di origine catanese, che con l’agente sotto copertura si erano vantati di aver partecipato all’omicidio dello scrittore. Una volta in commissariato, però, i due negarono l’addebito sostenendo di essersi inventati tutto per darsi una reputazione da “duri”, versione che inspiegabilmente venne accettata per buona e la loro confessione non entrò mai negli atti del processo.

 

Immagini via commons.wikimedia.org

Elena Percivaldi

Storica medievista, saggista e giornalista professionista, collabora con le principali riviste di alta divulgazione del settore storico: “Medioevo”, “BBC History” e “Storie di Guerre e Guerrieri”, “Conoscere la Storia”, “Civiltà Romana”. All'attività di relatrice in incontri, conferenze e convegni in tutta Italia affianca la curatela di mostre storico-archeologiche e di eventi storico-rievocativi. Fa parte di vari comitati scientifici e ha scritto una ventina di libri, alcuni dei quali tradotti anche all'estero.

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