Quando Ventotene era la prigione degli antifascisti

Terni, Istituto Professionale “Sandro Pertini”. L’ANPPIA (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti) ha allestito una mostra fotografica dedicata al confino di Ventotene, isola dell’arcipelago pontino oggi meta vacanziera ma, fino al 1943, località di confino per comunisti, socialisti, antifascisti, repubblicani, anarchici, esponenti di alcune confessioni religiose, massoni e personalità scomode delle colonie italiane d’oltremare.

Pannelli tematici ricostruiscono un percorso, breve ma intenso, che si snoda dall’arrivo dei primi confinati ai 45 giorni di Badoglio, quel governo provvisorio che sostituì Mussolini ma che, suo malgrado, non ristabilì le regole democratiche. Tanto per dirne una, fra le lettere dei confinati Ventotene c’è quella dell’avvocato Sandro Pertini (futuro Presidente della Repubblica Italiana) che contesta al governo italiano di essere ancora sull’isola. E’ l’agosto 1943, il fascismo regime è caduto da quasi un mese.

Essere al confino non voleva dire essere in prigione, vero. Rispetto ai carcerati o agli internati i confinati avevano più libertà di muoversi entro i confini isolani. Pur con regole ferree: nessun incontro, nessun dibattito politico, nessun assembramento di più di tre persone, nessuna partecipazione ad eventi politici né religiosi, nessuna lettura “particolare” (testi non in linea con il Regime), nessun rapporto con donne del posto per “tresca”, come si legge.

Tuttavia, di donne a Ventotene non vi erano solo quelle locali. Compagne di vita o compagne di partito rinchiuse nei settori femminili, alcune delle quali riuscirono addirittura a rimanere in cinta dei loro uomini.

Una classe quinta femminile (la scuola ternana ha corsi di moda e design frequentati da molte ragazze, nda) mi ha domandato come mai le levatrici che erano a Ventotene praticassero gli aborti. Sì, ci furono casi di aborto poiché le confinate non erano sicure, considerata la loro condizione, di poter garantire un futuro ai figli” spiega Alberto Piccioni, presidente dell’ANPPIA di Terni.

L’attenzione cade poi su un pannello dal nome singolare: “Università di Ventotene”. Sotto, la foto di una lista dattiloscritta di titoli filosofici e di dottrina politica. Vero che le regole imponessero duri limiti sulle letture, vero anche però che i confinati, con discrezione, riuscirono a ricavare nicchie nelle quali nascondere volumi necessari non solo a trascorrere il tempo ma a formare gli altri rinchiusi.

D’altronde fu proprio sull’isola pontina che i confinati Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni redassero Per un’Europa libera e unita, che passerà alla storia come Manifesto di Ventotene, documento che rappresenta il fondamento di quel concetto politico, economico e sociale che porterà, nel 1992, alla nascita dell’Unione Europea.

La mostra organizzata da ANPPIA all’Istituto “Pertini” di Terni sarà disponibile ancora per la giornata di oggi, 16 novembre, con visite dalle 9 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30

Ai visitatori, accompagnati dal signor Alberto, sarà anche donata una graphic novel realizzata da ANPPIA che racconta, in chiave fumettistica, la Storia, vera, di Ventotene e dei suoi internati.

Consigliamo, inoltre, di visitare l’isola di Ventotene e non solo d’estate. Perché è un paradiso naturalistico e perché conserva ancora i luoghi in cui i confinati vissero, si confrontarono, litigarono (non erano mica tutti della stessa idea!)… e contribuivano alla nascita della Repubblica.

 

 

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(Immagine di sfondo: Ventotene ai giorni nostri. Fonte: Wiki)

 

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

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