Rivoluzione Americana. Quei mercenari Assiani che ispirarono Sleepy Hollow

Può un semplice racconto condizionare l’immaginario di un intero popolo? E’ciò che è accaduto con La leggenda di Sleepy Hollow, parte della raccolta The Sketch book che lo scrittore e diplomatico statunitense Washington Irving pubblicò nel 1819. Basandosi su fatti inventati… e reali.

Un’icona di terrore che ha resistito per due secoli, condizionando la percezione dell’Europa degli americani del XIX e XX Secolo, in particolare della Germania…

La storia di Ichabod Crane e del cavaliere senza testa (headless horseman) è molto popolare negli Stati Uniti e nel resto del mondo.

Nel periodo di Halloween ma la vicenda narrata ha una base di verità, episodi della Guerra d’Indipendenza che ancora oggi impressionano gli americani. 

Per costruire il personaggio, infatti, Irving prese spunto dai racconti dell’Armata continentale e dei coloni che avevano vissuto sulla propria pelle le efferatezze degli assiani (hessians).

Gli Assiani erano spietati mercenari tedeschi che l’Inghilterra aveva arruolato per tenere gli americani sotto il suo giogo. 

Furono 30 mila i tedeschi (Assiani e non) che servirono fra 1776 al 1783 in America. Di questi 16 mila provenivano dall’Assia-Kassel.

Ben addestrati ed equipaggiati, gli Assiani si mostrarono determinanti in alcune battaglie quali Trenton e Yorktown. E ciò che non riuscirono a sconfiggere sul campo, lo terrorizzarono con violenze e saccheggi.  

Dal canto loro la vita militare degli Assiani era estremamente dura. Il sistema mirava a infondere una forte disciplina e le punizioni corporali erano brutali.

Quanto alla preparazione, quella degli ufficiali assiani era molto curata e la loro promozione avveniva solo per meriti sul campo.

La truppa riceveva un buon salario, l’esenzione dalle tasse e il diritto alla predazione: malgrado la legge assisana lo bandisse, il saccheggio era tollerato dai comandanti. Altro guadagno extra era la ricompensa per il numero di nemici morti. 

La fama di spietati guerrieri si afferma nell’immaginario collettivo con l’assedio di Savannah (conquistata nel 1776 e tenuta fino alla fine della guerra) e con la citata battaglia di Trenton.

La stampa dell’epoca, infatti, raccontò che dopo il sanguinoso assedio di Savannah gli assiani, testa di ponte degli inglesi, occuparono la città e, ignorando le suppliche degli abitanti, le diedero fuoco. Un modo per imprimere obbedienza e rispetto. 

Ma è a Trenton che il mito oscuro degli hessians assunse un connotato quasi epico.

Nel dicembre 1776 il generale Washington organizzò una sortita non contro i britannici, ma proprio contro i mercenari tedeschi.

Colpirli e sconfiggerli significava restituire all’Esercito continentale e ai coloni speranza e fiducia, mostrando così che i “mostri” dell’Assia-Kassel potevano essere battuti. 

Ci riuscì, sconfiggendo un intero reggimento di Assiani ed esprimendo pietà al comandante ferito a morte.

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

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