Romania, 2004. Petre Toma: il vampiro a cui mangiarono il cuore

Romania, 2004. In un villaggio ai piedi dei Carpazi la polizia intercetta ed arresta sei persone. Fin qui nulla di particolarmente strano: la cronaca mondiale è piena di notizie di arresti, mica solo in terra romena. A colpire invece è il motivo dell’arresto: cannibalismo. Sei persone accusate di aver consumato il cuore di un loro parente come pasto.

Cannibalismo… neanche questa una vera novità. Pur orribile, infatti, l’antropofagia rientra fra le perversioni dei serial killer o, qualche volta, in occasione di drammatiche carestie in angoli sperduti del mondo, giungono voci inquietanti di casi di cannibalismo.

No, cuore mangiato né perché assassini seriali tantomeno per sopravvivenza. Il cadavere deturpato è di Petre Toma, sospetto vampiro.

Sì, avete capito bene. Vampiro. E’ vero che la Romania è la terra dei mostri con i denti aguzzi e che si ergono dalle tombe. Moroi e strigoi, demoni succhiasangue che tutta avevano eccetto l’aspetto romantico e tormentato del Dracula hollywoodiano, infestavano gli incubi dei romeni. E Dracula sì, forse il romeno più famoso al mondo…

Ed il folklore locale è pieno di storie di demoni e di vampiri. Radu Florescu e Raymond T. Mc Nally, autori di numerosi studi di genere, intervistarono contadini romeni fra gli Anni Sessanta e Settanta che sostennero di aver partecipato ad esorcismi contro i morti viventi.  Il 2004, tuttavia, è praticamente l’altro ieri. C’era già internet, magari non nei villaggi più remoti ma la rete era già diffusa, il mondo collegato e digitalizzato. Ma (perché il ma è da brividi) accanto alla modernità sopravvivono tradizioni arcaiche, compresi i rimedi per mettere se stessi ed i proprio concittadini al riparo dai redivivi.

Petre Toma, contadino di Craiova (quasi mezzo milione di abitanti nel sud ovest del paese) ne fu esempio eclatante. Deceduto nel 2003, nel 2004 la nipote sostenne di aver ricevuto la sua visita. La famiglia ritenne allora di dissotterrarne il cadavere e di divorarne il cuore, per poi ardere i resti.

Verità, esagerazione o semplice finzione? Le leggende sono dure a morire, soprattutto laddove sono profondamente radicate.

E l’avanzamento tecnologico può davvero poco di fronte alle paure, più ancestrali, dell’essere umano…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

_________

(Immagine di sfondo: Foto di Victoria Model da Pixabay)

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

Articolo Precedente

Accadde oggi. Strategia della Tensione: il 12 dicembre del 1969 la Strage di Piazza Fontana

Articolo successivo

Videogaming e storia, tra divulgazione e intrattenimento