Roswell e gli UFO: la nascita di un mito moderno

La cittadina di Roswell, nel New Mexico, nel 1947 non offriva particolari spunti di interesse o di notorietà. In realtà avrebbe meritato una certa attenzione poichè il suo aeroporto militare era stato scelto per accogliere il 509th Composite Group, cioè il reparto delle forze aeree dell’esercito degli Stati Uniti (all’epoca non esisteva ancora un’aviazione come forza armata autonoma) che con il lancio di due ordigni nucleari, uno su Hiroshima ed uno su Nagasaki aveva portato il Giappone alla resa. Nel dopoguerra, però, il fatto che a Roswell avesse sede l’unico reparto aereo al mondo in grado di impiegare bombe atomiche non ebbe particolare rilevanza nell’episodio per il quale la località è ricordata.

Ma, per capire cosa successe, bisogna fare una digressione ed un passo indietro. La digressione ci portare a sconfinare nella psicologia, nella fisiologia, nella sociologia ed altre discipline che ci dicono che, sostanzialmente, l’uomo vede e riconosce ciò di cui ha esperienza mentre è in difficoltà di fronte a ciò che non ha mai visto prima oppure si presenta in un luogo o una situazione del tutto nuove. C’è poi un altro aspetto, che esiste anche nel mondo animale ma nell’uomo è certamente più sviluppato: la fantasia che può degenerare in mitomania, cioè una spinta irrefrenabile a modificare la realtà.

Nel corso della storia vi sono stati innumerevoli casi ma, ai fini del “Roswell Incident” vale la pena soffermarsi su altri episodi accaduti nel 1947. Il 21 giugno 1947 alcuni marinai che si trovavano su un battello per raccogliere legname galleggiante nel Puget Sound (stato di Washington, a Sud dell’isola canadese di Vancouver) raccontarono di aver visto, in prossimità della Maury island, degli oggetti non identificati di forma circolare, uno dei uqali esplose, investendo con i suoi frammenti il battello e causando il ferimento di un ragazzo e la morte di un cane che erano a bordo. Al caso si interessò il Federal Bureau of Investigation che prese la cosa molto sul serio: in realtà non era successo nulla e si trattava di quella che oggi si chiamerebbe una “fake news”. Ormai, però, la stamoa si era impadronita della notizia, preparando il terreno per il caso successivo.
Il 24 giugno 1947, Kenneth A. Arnold, un industriale di 32 anni, vicesceriffo volontario e pilota, altrettanto volontario, di un’organizzazione che contribuiva alla ricerca di dispersi, tornò da un volo in prossimità del Monte Rainier dichiarando di aver visto nove oggetti volanti.

Arnold commentò quell’avvistamento con delle stime strampalate, attribuendo agli oggetti una velocità di più di 2.600 chilometri orari. Ricerche approfondite svolte negli anni seguenti hanno dimostrato che, con buona probabilità, Arnold aveva avvistato uno stormo di cigni selvatici in volo a circa 80 chilometri orari. Ma ormai il seme era gettato ed attecchì. In un primo tempo il pilota americano descrisse gli oggetti a forma di falce ma un cronista preferì trasformarli in dischì ed usò il termine “flying saucers” (sottobicchieri o piatti volanti). Nei giorni successivi alla “bufala” di Maury Island ed all’avvistamento dei “flying saucers” di Arnold (tra l’altro sempre nello stato di Washington) i quotidiani riportarono più di 800 avvistamenti di oggetti volanti non identificabili di forma tondeggiante.

Roswell e gli UFO: Brazel, Cavitt e Marcel. Una situazione sfuggita di mano

Il cowboy William W. (Mac) Brazel mentre percorreva la prateria del Foster Ranch a 50 chilometri dal villaggio di Corona (a sua volta a 150 km da Roswell) era solito raccogliere i frammenti dei palloni-sonda che erano lanciato quotidianamente da Roswell, Anamogordo e White Sands perché consegnandoli allo sceriffo della contea avrebbe avuto un piccolo compenso. Il 5 luglio Brazel sentì o lesse commenti sull’ondata di avvistamenti di quelli che non erano ancotra chiamati UFO e pensò che con dei frammenti, un po’ diversi e più abbondanti, che aveva raccolto in una data che non ricordava, forse il 14 giugno (a testimonianza della scarsa attenzione prestata al fatto), avrebbe potuto avere un compenso maggiore.

Il 7 luglio Brazel si recò dallo sceriffo George Wilcox e, prudentemente, non portò con sè nulla ma spiegò il ritorvamento. Anche Wilcox pensò che potesse trattarsi di “qualcosa di grosso” e decise di informare il comando della base aerea di Roswell. A questo punto la vicenda sfuggì di mano a tutti. Paradossalmente un reparto aereo strategicamente importante, con capacità “sensibili”, aveva nel ruolo di Intelligence Officer un riservista, il maggiore Jesse Marcel che aveva ottenuto il posto presentando un curriculm inventato; in realtà, comunque, il suo vero ruolo era quello di addetto alle relazioni pubbliche, mentre i compiti di informazione e controspionaggio riguardavano il capitano Sheridan W. Cavitt, agente speciale del Counterintelligence Corps.

Marcel, Cavitt e Brazel raccolsero i frammenti ed uno strumento scientifico e, a questo punto, Marcel, complice il fatto che il comandante del reparto, il collonnello William H. Blanchard, non era in sede, dettò al suo sottoposto tenente Walter G. Haut il comunicato stampa dell’8 luglio 1947, passato alla storia: “Le molte voci riguardanti i dischi volanti sono divenute una realtà ieri, quando l’Intelligence del 509th Bomb Group dell’Eighth Air Force, Roswell Army Air Field, è stato così fortunato da entrare in possesso di un disco tramite la collaborazione di uno dei ‘rancheros’ locali e dell’Ufficio dello Sceriffo della Contea di Chaves”.

Nelle ore successive il colonnello Blanchard si diede da fare per informare i media che si era trattato di un equivoco e quello che era stato trovato era un pallone meteorologico. Ma ormai la frittata era fatta. Ma non solo, in realtà anche il generale di brigata Roger M. Ramey, comandante dell’8th Air Force da cui dipendeva Roswell, aveva ordinato di doffondere una notizia falsa: infatti, aveva ragione Mac Brazel quando aveva pensato che quello non fosse un semplice pallone Rawin per misurare la velocità del vento ma qualcosa di più. Si trattava, infatti, di un segretissimo pallone stratosferico ad altitudine costante Mogul, costituito da due “treni” di palloni di piccolo diametro (uno di quattro ed uno di dodici) ai quali era sospeso un sensore acustico AN/CRT-1 per lo svolgimenti di esperimenti sulla possibilità di captare il rumore provocato dall’eventuale sperimentazione di ordigni nucleari sovietici.

Il 24 giugno 1997, a 50 anni dall’episodio, l’US Air Force rese pubblici molti documenti che spiegavano tutto ciò, compresi i depistaggi per far credere che all’origine del caso Roswell vi fosse un comune pallone meteorologico ma mezzo secolo di silenzi, omissioni, notizie tendenziose e speculazioni avevano ormai lasciato il segno. Da allora la gente ha continuato a vedere gli UFO (Unidentified Flying Objects) ma nessuno ha mai potuto dimostrare che non si tratti di altro che di qualcosa di “normale” che l’osservatore non è stato in grado di riconoscere.

Nico Sgarlato

Nico Sgarlato

Nico Sgarlato, giornalista, ha dedicato particolare attenzione ad ogni genere di veicolo (dall’auto all’astronave) ed alla storia militare. Ebbe la direzione di "Aviazione & Marina", "Eserciti & Armi", “Aerei” ed “Aerospazio-mese”. Successivamente ha collaborato (e collabora tuttora) con numerosi periodici specializzati, compresi “BBC History” e “Conoscere la storia”. Su queste tematiche ha scritto anche diversi libri.

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