Sacra di San Michele: l’arcangelo in Val di Susa

Impegnato in duello contro Lucifero, l’arcangelo Michele menò un fendente di tale potenza da solcare la terra per migliaia di chilometri in una “linea sacra” che oggi congiunge tre santuari dedicati al culto micaelico: Mont Saint-Michel in Normandia, quello pugliese di Monte Sant’Angelo e, proprio a metà del tragitto, la Sacra di San Michele. Questo meraviglioso complesso è posto sulla sommità del monte Pirchiriano, a dominare l’ingresso alla Val di Susa.

L’imponente santuario è incastonato su uno scoglio di roccia viva e celebra l’ascesi, mistica e fisica, in un crescendo di imponenti colonne, ripide scale e archi arditi. L’impatto visivo è tale che Umberto Eco ne trasse ispirazione per Il nome della rosa. Prima i Romani e poi i Longobardi installarono sul monte un presidio militare di vedetta alla via verso la Francia, mentre sull’edificazione della chiesa le fonti sono discordi: è possibile datarla a cavallo dell’anno Mille e attribuirla all’iniziativa di san Giovanni Vincenzo, arcivescovo e poi eremita, e alla fede e alle sostanze del nobile francese Hugon di Montboissier, finanziatore del progetto a titolo di penitenza.

Nei decenni successivi, affidata ai benedettini, la struttura cresce e diventa un punto di riferimento per i pellegrini che percorrono la via Francigena. Per accoglierli, viene edificata la foresteria, mentre la comunità dei monaci trova posto nel monastero nuovo, oggi in rovina. Ma il progetto più ardito lo concepisce l’abate Ermengardo: è lui, nei primi anni del XII secolo, a dare il via alla costruzione dell’imponente basamento (26 m) che raggiunge la cima del monte e fa da sostegno alla chiesa nuova, la cui struttura si erge fino quasi ai 1.000 m di altezza. La complessità e il costo dei lavori imposero tempi di realizzazione prolungati, sicché il sovrapporsi di stili creò un gioiello misterioso, surreale e fiabesco.

Un punto certamente suggestivo è lo “scalone dei morti”: il ripido e impressionante scalone, costruito in pietra verdastra, si arrampica tra le rocce affioranti e conduce fino all’ingresso della chiesa. Deve il nome alla pratica antica di ospitare lungo le sue pareti le sepolture di personaggi illustri e benemeriti per la vita del monastero.

Redazione Conoscere La Storia

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