Scream: orrore (e attualità) nella serie del maestro del brivido Wes Craven

Jill Roberts (Emma Roberts) è il killer dell’ultimo capitolo della serie di Wes Craven “Scream” (1996-2011).

Hai avuto il tuo momento di gloria/Ora io voglio il mio!

Non sapremmo dirvi se sia merito dell’attrice o del doppiatore, ma Emma Roberts nelle sequenze finali di Scream 4 è davvero da brivido.

E non tanto per quel coltellaccio che tiene puntato alla gola della cugina Sidney (Neve Campbell), ma per la voce: un tono infantile, da bambina isterica i cui desideri vanno appagati a costo della vita… degli altri.

 

Fa impressione, garantito, in particolare perché gli omicidi della trama ruotano intorno all’invidia per il successo altrui e alla costante ricerca di popolarità.

Dunque, una violenza che nasce dalla debolezza, mentale e di spirito, di personaggi che sfogano la propria rabbia su coetanei, amici, familiari cioé tutti coloro che, per affetto o per fiducia, mai penserebbero di poter essere colpiti e abbattuti da chi è loro vicino.

Per esigenze sceniche e per vendere un film capace di farti saltare sulla sedia, Wes Craven (1939-2015) ha radicalizzato casi di cronaca, ottenendo un prodotto che ha segnato la storia dell’ horror; ma la cronaca ci racconta da tempo anche di situazioni di dolore e di sofferenza, reali, causati dalla medesima ricerca di popolarità, di attenzione e di fama degli antagonisti di Scream.

Vero, stragi a colpi di pistola e coltello ancora non se ne sono viste (almeno in Italia), ma elaborare una legge sul cyberbullismo inseguito a notizie di suicidi  delle vittime fa riflettere su quanto il limite fra immaginazione e realtà sia labile.

Per convenzione e per etichetta abbiamo imparato a “relegare” parole come prevaricazione e bullismo solo a determinati ambienti (la scuola, il posto di lavoro), convinti poi che le maldicenze, le piccole cattiverie, il fare leva sul senso del dovere e sull’emotività altrui o il prendersi meriti che non sono propri siano cose da poco, quelle che “fanno tutti” e che non fanno male a nessuno.

Piccole prepotenze, quindi, che però siamo abituati a considerare furbizie per ottenere più rapidamente piacere, importanza, notorietà.

Ma sono le infrazioni minori del giorno per giorno che, sommate, segnano la differenza e che, se non stoppate in tempo, generano quelle situazioni che né leggi, né interventi più o meno tardivi possono poi arginare. E’ tutta una questione di cultura al rispetto di se stessi e di chi ci sta intorno, che non viene però dalla scuola o dallo Stato, ma dal primo nucleo comunitario: la famiglia.

 

 

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(Immagine di sfondo: Drew Berrymore nei primi minuti di Scream, 1996.

Fonte immagine: https://www.insider.com/scream-movies-cast-then-and-now-photos)

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

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