Truffe… fotografiche: le buone fatine di Cottengley che ingannarono anche il “papà” di Sherlock Holmes

Pochi sanno che sir Arthur Conan Doyle, il “papà” di Sherlock Holmes, l’investigatore più razionale della storia letteraria, che non lascia niente al caso e tutto dimostra con prove scientifiche, si fa convincere, in base a delle fotografie truccate scattate da due cuginette (di 14 e 8 anni), dell’esistenza delle fate! 

Sì, sir Arthur crederà fino alla sua morte nell’esistenza di un mondo popolato da creature fiabesche.

Tanto convinto da dedicare al fenomeno persino un suo libro: “L’avvento delle fate”(The coming of the fairies).

La storia comincia nel 1917 a Cottengley, un paesino del West Yorkshire in Gran Bretagna.

Elsie Wright e sua cugina Frances Griffiths dichiarano spesso di giocare con le fate nel boschetto vicino casa.

Il padre di Elsie non le prende sul serio e alla fine non vuole più sentire parlare degli infantili racconti delle due ragazzine troppo spesso ripetuti.

Fino a quando però un giorno, sviluppando una fotografia scattata dalla figlia, rimane stupefatto dall’immagine che riflettono gli acidi utilizzati per lo sviluppo.

Sulla carta lucida in effetti appare la nipote Frances che guarda l’obiettivo, mentre quattro minuscole fatine con le ali, grandi quanto un soprammobile, sembrano muoversi festosamente davanti a lei.

La foto non sembra truccata e del resto si è formata sotto i suoi occhi. Ciononostante il padre di Elsie rimane scettico. Allora le due ragazzine scattano una seconda fotografia.

Uno scherzo ben architettato… da una bambina di 14 e da una di 8 che colse alla sprovvista anche l’inventore di Sherlock Holmes.

Questa volta si vede Elsie alle prese con un  simpatico gnomo, alto non più di 15/20 centimetri. Ma persiste lo scetticismo familiare.

Un giorno tuttavia la madre di Elsie, membro di una “Società Teosofica”, decide di mostrare le due foto ai suoi colleghi. Stupefazione generale! Non però di Eduard L. Gardner, membro influente della Società e convinto sostenitore dell’esistenza delle fate.

Non è quella forse la “prova” di ciò che va predicando da anni?   Insomma fa della “scoperta” di Cottingley il suo cavallo di battaglia e l’argomento principale delle sue conferenze.

La notizia finisce per arrivare fino alle orecchie di Conan Doyle, che in quel periodo sta lavorando proprio ad un articolo sulle fate per lo Strand Magazine da pubblicare per il natale 1920 e come Gardner è abbastanza propenso a credere nella dimensione fiabesca.

Forse perché  profondamente scosso da tragedie familiari (un figlio perduto nella Grande Guerra, il fratello minore stroncato dall’influenza “spagnola”) e spinto, quasi a guisa di consolazione, a cercare un rapporto con l’altra dimensione.

Doyle e Gradner si incontrano, parlano del loro argomento preferito, confrontano le reciproche esperienze, simpatizzano insomma e decidono di recarsi insieme, con materiale fotografico sofisticato, a Cottingley per fotografare …le fate!

Sir Arthur Conan Doyle (1859-1930), autore del celebre detective inglese “Sherlock Holmes”.

Ma le due cuginette sono molto furbe. Affermano che le fatine rifiutano di farsi fotografare, se altri sono presenti. Amano in effetti manifestarsi solo davanti all’innocenza di bambini: dovranno quindi essere di nuovo loro a scattare le foto!

Vengono quindi prese e sviluppate due nuove foto e questa volta Doyle e Gradner non hanno più dubbi sulla veridicità delle immagini, che appaiono esenti da qualsivoglia trucco o manipolazione.

Come del resto confermerà un esperto fotografo per l’occasione consultato.

Nella prima si vede  Frances, mentre una fatina cerca di saltare verso di lei, nella seconda un’altra gentile fatina, in equilibrio su un ramo, offre a Elsie un fiore.  C’è anche una terza foto che farà discutere più delle altre, in quanto le ali delle fate sembrano in movimento.

Conan Doyle, nel suo inconsapevole bisogno di credere a una qualche forma di continuazione della vita, è sicuro che le tre ulteriori foto confermino definitivamente l’esistenza della dimensione fiabesca. Sarà in ogni caso la tesi che difenderà nel suo famoso articolo natalizio.

Naturalmente gli scettici si fanno sentire e, incredibile a dirsi,  la questione della fate e degli gnomi animerà un dibattito nazionale!

Le ragazzine, che hanno nel frattempo capito l’enormità del loro scherzo, dichiarano l’esperimento chiuso (sono ormai troppo grandi per “vedere” le fate).

Ma si ostinano a non dire la verità per rimanere in qualche modo al centro dell’attenzione, lasciando persistere dubbi e perplessità sulle loro 5 fotografie, diventate nel frattempo famose.

Dubbi e perplessità che durerann
o per circa mezzo secolo. Fino a quando, nel 1983 nel corso di un’inchiesta televisiva, Elsie, ormai ottantenne, svela finalmente i dettagli dell’operazione.

Lei aveva concepito l’impostura, la cugina Frances aveva realizzato le sagome delle fatine e degli gnomi ritagliandole da un libro e fissandole poi a terra con delle invisibili puntine da disegno.

 Elsie cita anche il libro di cui si erano servite: Princess Mary’s Gift Book, con illustrazioni di Arthur Shepperson. 

Successivamente, soprattutto dopo l’articolo sullo Strand Magazine, le ragazze non avevano voluto svelare il trucco per “non fare della pena al grande Conan Doyle”, così preso dalle sue visioni.

Di tutta l’incredibile storia rimane la stupefacente credulità di un personaggio della statura di sir Athur Conan Doyle, autore tuttora mondialmente apprezzato, pronto a credere all’infantile manipolazione di due ragazzine in cerca di riconoscimento. 

Ma forse sarebbe più corretto dire pronto a credere nelle proprie illusioni per dare un senso e una prospettiva migliore alla propria vita. Se così fosse, benvenute allora alle fatine! 

 

 

 

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(Fonte immagini sfondo e testo: qui)

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

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