Vietnam. La Marina Militare, i boat people e la fuga dal regime di Hanoi

Estate 1979. Gli incrociatori Vittorio Veneto ed Andrea Doria e la nave appoggio Strombolidella Marina Militare Italiana incrociano le acque del sud-est asiatico, da pochi anni riappacificatesi dopo quasi un ventennio di scontri fra francesi e Vietmin, fra americani e vietcong. La Guerra del Vietnam è finita nel 1975, con la conquista nordvietnamita di Saigon e la fuga, precipitosa, di migliaia di locali dal nuovo regime. Emblematica l’immagine dell’elicottero sul tetto della sede diplomatica con una fila di civili in attesa di salirvi a bordo.

Non tutti fuggono e, come spesso accade nelle guerre civili, chi resta paga le epurazioni del Fronte di Liberazione di Ho Chi Minh. Sì, la caduta del Vietnam del Sud ha posto fine ad un governo autoritario e corrotto, strumentale all’occupante americano ma ciò che si prospetta per gli a venire è tutt’altro che un regime sereno, equilibrato, democratico. E’ ciò che tre presidenti (Eisenhower, Kennedy, Johnson) hanno sempre temuto, una vittoria comunista nell’ex colonia francese. Nel 1975 la Repubblica Popolare del Vietnam nasce sulle rovine di un paese in pezzi, disseminato di morti, di bombe e di mine, privo di collegamenti e con i segni profondi della guerra ben incisi sulla pelle dei suoi abitanti e su ciò che resta di piccoli insediamenti rurali saccheggiati dai vietcong e dati alle fiamme dai G.I.

Come in ogni evento bellico, i civili sono le vittime che pagano il prezzo più alto dei movimenti delle truppe e delle conseguenze del dopoguerra. In Vietnam la colletivizzazione affama le campagne quanto la penuria di beni di prima necessità; poi, fra il 1975 e il 1979 due conflitti (in Laos e un breve ma sanguinoso scontro con la Cina) producono ulteriori perdite umane e materiali.

L’esodo verso la Thailandia o verso Hong Kong (fino al 1997 protettorato britannico) coinvolge centinaia di migliaia di persone, che finiscono preda dei marosi in uno dei tratti più estesi e pericolosi del Mar Cinese meridionale. Sono i “passeggeri” delle boat people, così chiamate perché stracolme di persone: carrette del mare, barche da pesca, vecchi piroscafi con un “carico umano” superirore alla loro capienza che tentano di fare rotta verso paesi non comunisti o comunque dotati di maggiore libertà. La sorte, sovente avversa, porta molti battelli ad affondare causando tragedie che attirano l’attenzione internazionale: il Governo Italiano invia nel Mar Cinese tre unità della Marina Militare, Vittorio Veneto, Andrea Doria e Stromboli che, fra il luglio e il settembre del ’79 salveranno oltre 900 persone.

Una missione dimenticata, così come dimenticate sono state le guerre e le politiche economiche che hanno contributo a saldare il potere del partito comunista in Vietnam a scapito della popolazione. Oggi il Vietnam è un paese ad economia mista, libero mercato e partito unico ma che, come il potente vicino cinese, riesce a preservare il potere comunista garantendo al suo popolo migliori standard di vita. Benessere, insomma e prodotti di largo consumo in barba al socialismo reale, a Ho Chi Minh, al generale Giap e alle sofferenze di milioni di persone durante e dopo le sanguinose campagne anti-coloniali e contro l’US Army.

 

[di Marco Petrelli]

 

 

 

 

 

 

Fonte immagine di sfondo: https://ilbolive.unipd.it/it/news/boat-people-vietnamiti-quarantanni-dopo

Marco Petrelli

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

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