Yarmuk: il luogo che segnò l’ascesa dell’islam. E cambiò il mondo

Nell’arco di un decennio, tra il 627 e il 636 d.C., si erano succeduti due avvenimenti di enorme portata storica: l’esercito bizantino aveva definitivamente sconfitto la Persia e, allo stesso tempo, la Penisola araba aveva trovato la sua unità grazie al successore di Maometto, Abu Bakr. Questi due eventi furono alla base di uno dei fatti d’arme più importanti dell’antichità per le conseguenze che innescò.

Lo scontro in questione si combatté nella pianura di Yarmuk, situata lungo quello che oggi è il confine tra Siria e Giordania, a sud-est del Mare di Galilea e segnò l’inizio dell’inarrestabile espansione dell’islam. Il campo di battaglia fu scelto dalle armate musulmane guidate da Khalid al-Walid per il grande valore strategico: era il luogo ideale per manovrare distaccamenti di cavalleria in cui l’esercito arabo eccelleva. La tradizione ha sottolineato la notevole inferiorità dell’esercito di Khalid rispetto a quello di Eraclio, imperatore bizantino. Nonostante tutto, il principe Vahan, delegato al comando, commise un errore tattico incredibile: si limitò a un attacco frontale senza prendere in considerazione l’ipotesi di aggiramento del nemico. Il ruolo
di rincalzo affidato alla cavalleria, infatti, condizionò l’esito dell’intera campagna.

Lo scontro cominciò il 15 agosto del 636. Per cinque lunghi giorni i Bizantini attaccarono il nemico facendo uso quasi esclusivo della fanteria e relegando la cavalleria a supporto. Khalid, nonostante l’inferiorità numerica, riuscì sempre a fermarne l’avanzata, respingendola sulle posizioni di partenza. Alla fine del quinto giorno l’esercito cristiano aveva subito forti perdite senza essere riuscito a mettere in crisi lo schieramento musulmano.

All’alba del sesto Khalid prese l’iniziativa. Con un massiccio contingente di cavalleria riuscì a ingannare i Bizantini portandone i cavalieri lontano dal campo di battaglia; il resto dell’esercito imperiale si trovò quindi scoperto sui fianchi e nella retroguardia. A quel punto parte della cavalleria araba attaccò alle spalle il cuore dell’esercito bizantino, che stava già subendo la pressione della fanteria musulmana, riuscendo a spezzarlo. Quando il resto dell’esercito cristiano si rese conto di ciò che accadeva, incominciò a ritirarsi, finendo con l’essere massacrato.

Yarmuk: con un esito diverso il mondo moderno sarebbe oggi irriconoscibile

George Nafziger, uno dei più importanti studiosi di storia militare, ha scritto: “Anche se Yarmuk è poco nota, è una delle battaglie più decisive della storia umana… Avessero prevalso le forze di Eraclio, il mondo moderno sarebbe così diverso da essere irriconoscibile”. Ma così non è stato. Le conseguenze furono incalcolabili. I Bizantini persero le province orientali ed Eraclio si trovò privo di truppe per difendere ciò che restava dell’impero. Le armate musulmane dilagarono nel Medio Oriente e in Africa, riuscendo nel giro di pochi anni a conquistare un territorio immenso che andava dall’India alla Spagna.

 

Immagine via commons.wikimedia.org, autore Mohammad adil at the English language Wikipedia

Antonio Landini

Storico del Vicino Oriente antico con profilo archeologico ha preso parte a diversi scavi nella regione (Grecia, Turchia, e Asia Centrale), specializzandosi in particolare nell’area iranica dell’Età del Bronzo medio-tardo. Lavora nel mondo dell’editoria. Da alcuni anni partecipa inoltre a un progetto di studio incentrato sullo sviluppo delle società nomadiche dell’Asia centrale, partecipando a missioni esplorative nel Kazakistan meridionale.

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